Franco Fontana, uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, ci ha lasciati all’età di 92 anni. Nato a Cognento il 9 dicembre 1933, Fontana ha dedicato oltre sessant’anni della sua vita alla fotografia, trasformando il colore in un linguaggio artistico unico.
La sua carriera è iniziata negli anni Sessanta, un’epoca in cui il bianco e nero dominava la fotografia d’autore. Fontana, invece, ha scelto di puntare sul colore, trasformandolo in uno strumento espressivo capace di raccontare storie e emozioni.
L’innovazione del colore nella fotografia
Fontana ha rivoluzionato il modo di concepire la fotografia a colori. Nei suoi lavori, i paesaggi non vengono raccontati per quello che rappresentano, ma trasformati in composizioni astratte attraverso contrasti cromatici, linee e geometrie. Questa capacità di semplificare la realtà fino a renderla quasi astratta ha contribuito alla sua fama internazionale.
Il suo linguaggio fotografico è diventato un punto di riferimento per la fotografia italiana del secondo Novecento. Fontana ha sviluppato uno stile unico, nel quale la fotografia diventa interpretazione dello spazio e della luce. Le sue immagini a colori sono tra le più riconoscibili della fotografia italiana.
Una carriera internazionale
Il riconoscimento internazionale è arrivato già negli anni Sessanta, con le prime partecipazioni a esposizioni e pubblicazioni internazionali. Fontana ha realizzato oltre 400 mostre e le sue opere sono entrate nelle collezioni di più di 50 musei nel mondo. Alla sua attività sono stati dedicati circa 70 libri.
Oltre alla fotografia d’autore, Fontana ha lavorato nella pubblicità e nell’editoria, collaborando con importanti marchi e riviste internazionali. La sua attività professionale ha attraversato ambiti diversi, mantenendo sempre riconoscibile la sua ricerca sul colore e sulla composizione.
Un momento cruciale della sua carriera è stata la presenza al Museum of Modern Art di New York nel 1979. Negli anni successivi, la sua opera è stata protagonista di numerose esposizioni in Italia e all’estero.
L’eredità di un innovatore
La scomparsa di Franco Fontana chiude la vicenda umana di un artista che ha contribuito a modificare il modo stesso di guardare la fotografia a colori. La sua lezione non riguarda soltanto la tecnica: nelle sue immagini, il colore diventa emozione, struttura e linguaggio.
Il suo lavoro continua a rappresentare un punto di riferimento per fotografi e artisti interessati al rapporto tra realtà e interpretazione. Una ricerca rimasta coerente nel tempo e capace di trasformare scene apparentemente quotidiane in immagini essenziali, riconoscibili e sospese tra fotografia e pittura.
Fontana ha esplorato con sensibilità altri generi, dal nudo all’architettura, dallo spazio urbano all’ombra come tema concettuale. In Presenzassenza del 1982, ha condotto una riflessione visiva sul concetto di presenza e assenza attraverso le ombre. Negli ultimi anni si è dedicato anche all’elaborazione digitale, senza mai perdere coerenza stilistica.
La sua produzione editoriale è stata vastissima: oltre settanta volumi pubblicati in Italia, Francia, Stati Uniti, Giappone, Spagna e Germania. Tra i più noti si ricordano Skyline (1978), Kaleidoscope (1990), Polaroids (1997), Route 66 (2002), Franco Fontana – Retrospettiva (2005).



