Il piccolo parco di Giardini Pinnasituato in via Gramsci a breve distanza dal Santuario di Nostra Signora delle Graziedovrebbe essere un’area verde pubblica a disposizione delle famiglie. Invece, chiunque passi davanti alle cancellate trova un’area recintata e non fruibile: la donazione originaria all’Amministrazione Comunale oggi sembra tradita dall’incuria.
L’episodio solleva interrogativi sulla gestione degli spazi pubblici e sulla coerenza tra interventi di riqualificazione e manutenzione ordinaria. Lo spazio è stato infatti oggetto di lavori con l’obiettivo di garantire svago e sicurezza per i più piccoli, ma allo stato attuale appare chiuso e trascurato.
La donazione di Gonario Pinna e l’intervento del 2026
Il giardino era stato ceduto alla città dall’avvocato Gonario Pinnanoto penalista nuorese; la cessione aveva un chiaro scopo pubblico: mettere a disposizione della collettività un’area protetta e specificamente pensata per lo svago dei bambini. Nel 2026 l’Amministrazione Comunale intervenne con un piano di restauro che comprendette l’installazione di nuovi giochi per l’infanzia, la creazione di sentieri pedonali e l’attivazione di una fontanella pubblica per l’approvvigionamento dell’acqua. Questi elementi furono pensati per restituire decoro e accessibilità, trasformando l’area in un punto di riferimento per le famiglie del quartiere.
Caratteristiche degli interventi
Gli interventi del 2026 includevano opere pratiche e visibili: nuovi arredi ludici, percorsi a misura di passeggino e servizi idrici con una fontanella. Tale intervento rappresentava non solo un investimento in infrastrutture, ma anche il compimento dell’intento sociale della donazione: consegnare alla comunità un luogo di aggregazione per i bambini e le loro famiglie.
Lo stato attuale: incuria, cartelli e dubbi sulla videosorveglianza
Nonostante gli interventi, oggi il parco mostra evidenti segni di degrado: «è diventato una distesa di erbacce alte e rifiuti stratificati», una descrizione che sintetizza lo stato attuale dell’area. La rete metallica di protezione è danneggiata e presenta squarci in più punti, rendendo evidente la mancanza di manutenzione. Un cartello sulla recinzione riporta ancora gli orari di apertura e le norme di comportamento, prescrizioni che appaiono paradossali se confrontate con la condizione materiale del sito.
Un elemento che alimenta lo sconcerto dei residenti è la presenza di una targa recante la dicitura “Zona video sorvegliata” sulla stessa recinzione. La segnalazione solleva domande precise: chi monitora l’area se i danneggiamenti sono così evidenti? E, come si chiedono i cittadini con crescente frustrazione, «a cosa serve la vigilanza elettronica se lo spazio resta interdetto alle famiglie?» Queste frasi circolano tra i passanti e costituiscono la richiesta di chiarimenti su responsabilità e funzionamento degli strumenti di controllo.
Ripercussioni sulla comunità locale
La situazione non è soltanto un danno estetico: un giardino invaso da erbacce e rifiuti perde la sua funzione sociale. Le famiglie del quartiere non possono utilizzare l’area per attività all’aperto, i bambini sono privati di un luogo di gioco pensato per loro e il valore simbolico della donazione si affievolisce. La contraddizione tra cartelli di buona condotta e la realtà fisica del parco diventa così una ferita alla fiducia nella cura del patrimonio pubblico.
La cittadinanza attende risposte dall’Amministrazione Comunale sui motivi che rendono inutilizzabile uno spazio donato con finalità precise. Il tema richiama questioni più ampie sulla gestione degli spazi urbani: la riqualificazione senza manutenzione ordinaria rischia di trasformare interventi positivi in cantieri abbandonati, vanificando le buone intenzioni originarie.


