La Procura di Tempio Pausania ha formalmente chiuso le indagini preliminari relative all’omicidio di Cinzia Pinnala donna di 33 anni uccisa con colpi d’arma da fuoco all’interno dello stazzo di Conca Entosanelle campagne di Palau. L’avviso di conclusione contiene l’imputazione nei confronti di Emanuele Ragneddaper il quale la pm Noemi Mancini esclude la configurabilità della legittima difesa e chiede il processo per omicidio volontario con aggravanti.
Il quadro accusatorio ricomprende inoltre le ipotesi di occultamento di cadavere e di porto abusivo d’arma. I fatti contestati risalgono alla notte tra l’11 e il 12 settembre 2026, quando, secondo la ricostruzione d’indagine, Ragnedda avrebbe esploso più colpi contro la vittima all’interno del soggiorno della tenuta.
Dettagli dell’imputazione e consulenze tecniche
Nel capo d’imputazione la pm Mancini adduce una serie di elementi tecnici che hanno orientato la scelta dell’accusa: i rilievi dei Carabinieri del Ris di Cagliari e le consulenze di specialisti – tra cui il medico legale Salvatore Lorenzonil’entomologa forense Valentina Bugelli e il tossicologo forense Silvio Chericoni – sono citati come basi per la ricostruzione dei tempi e delle modalità del delitto. Sulla scorta di tali accertamenti, la Procura contesta l’omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e futilioltre a contestare la natura crudele e le sevizie che caratterizzerebbero l’azione.
Ricostruzione delle fasi della vicenda
Secondo la ricostruzione ufficiale, la sera dell’11 settembre 2026 Ragnedda avrebbe incontrato la vittima a Palaucon un successivo arrivo nello stazzo di Conca Entosa. Nel corso della permanenza nella casa della tenuta sarebbe avvenuto un alterco, al termine del quale l’imprenditore avrebbe sparato almeno tre volte, colpendo la donna mentre era seduta sul divano. Gli accertamenti tecnici hanno cercato di stabilire sequence temporali, presenza di sostanze e tracce biologiche utili a circoscrivere responsabilità e dinamica.
Difesa, perizie contrapposte e tesi della legittima difesa
I legali di Ragnedda, gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montellarigettano l’impostazione accusatoria e mantengono la versione secondo cui il loro assistito avrebbe reagito a un’aggressione. La strategia processuale annunciata punta a dimostrare che l’uomo avrebbe subito un attacco con un coltello da cucina e che lo sparo sarebbe avvenuto in un contesto di paura e necessità di difendersipiuttosto che per motivi abietti.
A supporto di questa linea, la difesa ha producto una relazione del perito balistico e criminologo Dario Redaelliche durante un sopralluogo a Conca Entosa ha rilevato, secondo la sua analisi, tracce ematiche riconducibili a Ragnedda. I legali sostengono che tali elementi possano ribaltare la valutazione della dinamica e contestare l’esclusione della legittima difesa formulata dalla Procura.
Conseguenze processuali e prospettive
La qualificazione dell’azione come omicidio volontario con aggravanti implica che, se confermata in sede giudiziaria, il processo si svolgerebbe davanti alla Corte d’Assise e lascerebbe limitate possibilità di riti alternativi. La difesa annuncia di voler esibire prove e perizie a sostegno della tesi difensiva, mentre l’accusa si avvarrà degli esiti



