Nel pomeriggio del 28 ottobre a Milano, i familiari di Pamela Genini sono scesi in via Iglesias 33 per ritirare gli effetti personali della giovane, vittima di un femminicidio avvenuto l’anno precedente. La scena che hanno trovato ha suscitato sgomento: la casa, ancora sotto sequestro giudiziario, appariva sbavata, con mobili aperti e vestiti sparsi sul pavimento.
Violazione dei sigilli e furto nella casa di via Iglesias
Gli agenti della Polizia giudiziaria hanno constatato che i sigilli apposti dopo il delitto erano stati manomessi. Nonostante ciò, non emergono segni di effrazione sulla porta d’ingresso: la porta non era scassata né forzata, suggerendo che l’intruso potesse disporre delle chiavi. Tra gli oggetti rinvenuti, spiccano due guanti di lattice, un tipo non fornito alle forze dell’ordine, collocati su uno scaffale della camera da letto.
Segni concreti della intrusione
Le indagini hanno rivelato che diverse custodie di gioielli sono state trovate vuote, sparpagliate insieme a pezzi di biancheria e abiti intimi. Le scatole, un tempo piene di anelli, collane e braccialetti, erano ora prive di contenuto, indicando un furto mirato. Anche scarpe e vestiti sono stati lasciati in disordine, corroborando l’ipotesi di una rapida perquisizione dell’appartamento da parte di chi conosceva la disposizione degli arredi.
Reazioni della famiglia e ipotesi delle autorità
Durante la trasmissione televisiva in cui è intervenuta, la madre di Pamela ha dichiarato di non avere alcuna pista su chi possa essere entrato nella casa, aggiungendo che “l’unica certezza è che chi è entrato aveva le chiavi, perché la porta non era scassata”. La famiglia ha sporto denuncia per furto contro ignoti, invitando le forze dell’ordine a approfondire ogni pista.
Contesto del femminicidio e profanazione della tomba
Il dramma di Pamela Genini si inserisce in una catena di eventi tragici: il 14 ottobre 2025 era stata uccisa da Gianluca Soncin, ex compagno, con 76 coltellate. Il processo contro l’assassino è in corso. A marzo dello stesso anno, la tomba di Pamela, situata nel cimitero di Strozza in provincia di Bergamo, è stata profanata: il cadavere è stato decapitato e la testa non è più stata ritrovata. L’indagine su questo atto è stata affidata a Stefano Dolci, un vecchio amico della vittima.
Al momento, la Polizia scientifica ha rilevato impronte e tracce biologiche nella zona dei sigilli e dei guanti, ma non ha ancora identificato l’autore dell’intrusione. L’appartamento è stato nuovamente chiuso e risigillato, in attesa di ulteriori risultati per ricostruire la dinamica dell’evento e individuare i responsabili del furto e della violazione dei sigilli.



