Questa mattina l’area partenze dell’aeroporto Cagliari-Elmas è stata teatro di un sit-in organizzato da realtà associative locali che aderiscono alla rete Giovedì Bianco. Il presidio, annunciato in concomitanza con arrivi e partenze per Tel Aviv ha visto la partecipazione di circa trenta persone che hanno sfilato con bandiere palestinesi e distribuito volantini per illustrare le proprie rivendicazioni.
L’azione è stata definita dagli organizzatori non violenta e priva di intenti ostruzionistici: l’obiettivo dichiarato era attirare l’attenzione sulle politiche internazionali e sulle rotte aeree verso Israele, senza impedire il regolare svolgimento dei voli. In parallelo, la presenza di famiglie e passeggeri in partenza ha reso la protesta un tema di confronto pubblico tra diritti di manifestazione e libertà di movimento.
Sit-in degli attivisti a Cagliari-Elmas
Il presidio, promosso dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina e dal Presidio Permanente di Piazza Yenne in coordinamento con Giovedì Bianco si è posizionato nella hall al piano partenze davanti ai gate utilizzati dai voli per Tel Aviv. I manifestanti hanno scandito slogan come “Free Palestine” e hanno creato un cosiddetto “Muro di Coscienza”, una catena umana lunga decine di metri pensata come simbolo e non come barriera fisica. Secondo gli organizzatori, l’azione mirava a sollecitare il Governo italiano sulla politica dei collegamenti aerei e sulle presunte pratiche di accoglienza riservate a militari stranieri in Sardegna.
Presenza, modalità e richieste concrete
La mobilitazione ha consegnato ai presenti un volantino con accuse forti: tra le frasi diffuse vi era l’affermazione che “oggi in Palestina è in corso un genocidio sostenuto dal Governo” e la definizione di certi turisti come agenti di responsabilità collettiva. I manifestanti hanno elencato cinque obiettivi principali, tra cui la sospensione delle collaborazioni militari, la destinazione dei fondi per il riarmo a istruzione e sanità, e la difesa della libertà di espressione a scuola e sul lavoro. Gli organizzatori hanno sottolineato che non erano previsti blocchi ai gate né interruzioni al servizio aeroportuale.
Reazioni di associazioni e figure politiche
La protesta ha suscitato immediatamente una forte reazione da parte di Chenàbura – Sardos Pro Israele, associazione locale che ha condannato la scelta del luogo e del momento del presidio. Nel loro comunicato l’associazione ha parlato di un uso dell’aeroporto come “scenografia” per messaggi che, a loro avviso, stigmatizzano i viaggiatori israeliani nella loro totalità. La critica si è concentrata sull’accusa di trasformare la protesta politica in una forma di discriminazione, con frasi che richiamano la necessità di tutelare passeggeri che non devono sentirsi intimiditi per nazionalità o religione.
La posizione di Michele Pais e le richieste di intervento
È intervenuto anche Michele Pais, esponente della Lega ed ex presidente del Consiglio regionale, che ha espresso piena solidarietà al popolo ebraico e ribadito l’importanza di mantenere gli aeroporti come luoghi di libera circolazione. Pais ha richiamato le autorità competenti a bilanciare il diritto di manifestare con il diritto dei viaggiatori a muoversi in sicurezza, chiedendo interventi fermamente volti a evitare ogni forma di intimidazione o discriminazione. La sua posizione ha enfatizzato come la protesta non debba mai sfociare in atti che colpiscano persone per appartenenza etnica o religiosa.
Nel dibattito pubblico che è seguito alla giornata di presidio si sono intrecciate istanze civili, richiami alla tutela dei diritti e preoccupazioni per la possibile conflittualità in luoghi pubblici sensibili come gli scali aeroportuali. L’evento ha messo in evidenza la difficoltà di coniugare azioni di protesta politica con la presenza quotidiana di viaggiatori e famiglie, lasciando aperto il confronto sulle modalità più adeguate per esprimere dissenso senza ledere diritti altrui.



