La Sardegna è un esempio virtuoso di raccolta differenziata, con un tasso del 76,6% ma il 29,1% dei rifiuti finisce ancora in discarica, quasi il doppio della media nazionale del 14,8%. Questo paradosso è stato evidenziato durante l’audizione sul Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr) 2027-2029 dove l’assessora regionale dell’Ambiente Rosanna Laconi ha presentato i dati.
La richiesta di un piano concreto per il trattamento dei rifiuti
La Fit Cisl attraverso la segretaria generale Claudia Camedda e il segretario regionale responsabile dell’Igiene ambientale Gianluca Langiu ha chiesto alla Regione un piano concreto per il trattamento, il recupero e il riciclo dei materiali. “La raccolta differenziata rappresenta soltanto la prima parte del ciclo. Se una quota così elevata di rifiuti continua a essere destinata alla discarica, significa che occorre rafforzare la capacità regionale di trattamento, selezione, riciclo e recupero”, hanno dichiarato i rappresentanti sindacali.
Le criticità della filiera degli imballaggi in plastica
Una delle criticità emerse più recentemente è quella della filiera degli imballaggi in plastica, con la saturazione degli spazi di stoccaggio, le difficoltà nei ritiri e il trasferimento dei materiali fuori dall’Isola. “Non mettiamo in discussione i risultati raggiunti: chiediamo che vengano completati con una programmazione industriale e impiantistica all’altezza delle esigenze della Sardegna”, hanno aggiunto Camedda e Langiu.
Le risorse disponibili e le richieste del sindacato
Nel documento di programmazione regionale per il triennio 2027-2029, la missione dedicata allo sviluppo sostenibile e alla tutela del territorio dispone complessivamente di 2,547 miliardi di euro. Il sindacato chiede però di conoscere nel dettaglio quali risorse saranno effettivamente destinate all’economia circolare, all’ammodernamento e alla realizzazione degli impianti, al recupero dei materiali e al rafforzamento del sistema pubblico regionale dei rifiuti.
La Fit Cisl vuole quindi dalla Regione un quadro degli interventi con l’indicazione degli impianti interessati, dei territori coinvolti, dei tempi di realizzazione e delle ricadute occupazionali. Tra le richieste ci sono anche una governance regionale unitaria, il completamento dell’assetto dell’Ato, il potenziamento degli impianti e l’apertura di un tavolo permanente con Regione, enti locali, imprese e organizzazioni sindacali. “Non vogliamo nuovi annunci, ma una programmazione verificabile, con risorse individuate, responsabilità definite e tempi certi”, concludono Camedda e Langiu.
Per il sindacato, ridurre il ricorso alle discariche significa intervenire contemporaneamente sui costi per le comunità, sulla stabilità del sistema e sull’occupazione, facendo in modo che la raccolta differenziata si traduca effettivamente in materiali recuperati e valorizzati in Sardegna.



