La sentenza n. 88/2026 depositata il 26 maggio 2026 ha segnato un punto di svolta nel confronto tra Roma e la Regione Sardegna sulla materia delle rinnovabili. Con questo pronunciamento la Corte costituzionale ha accolto il ricorso presentato dalla Regione, annullando sei decreti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) che avevano espresso pareri positivi di valutazione di impatto ambientale (VIA) per impianti agrivoltaici in provincia di Oristano e Sassari.
Il nocciolo della decisione è il principio secondo cui l’autorità statale deve applicare la normativa regionale vigente finché la legge non sia dichiarata incostituzionale dalla stessa Consulta. In pratica, la pronuncia dichiara illegittima la disapplicazione autonoma della legge regionale n. 20/2026 da parte del ministero e impone il rispetto della competenza regionale nell’individuazione delle aree idonee e non idonee agli impianti da fonti rinnovabili.
Cosa ha stabilito la Corte
Nella motivazione la Corte ha rilevato che i decreti di VIA impugnati mostravano la volontà del Mase di non tener conto della normativa regionale, ritenuta illegittima dal ministero stesso. La Consulta ha invece ricordato che solo essa può dichiarare una legge regionale incostituzionale e che, fino a tale pronuncia, gli atti amministrativi devono applicare le norme regionali vigenti. La sentenza cita la violazione degli articoli costituzionali relativi alla ripartizione delle competenze e ha annullato i decreti numerati tra il 2026.
I decreti e il quadro giuridico
Sono stati annullati specifici provvedimenti adottati tra febbraio e aprile 2026, relativi a tre progetti nell’Oristanese e tre nel Sassarese. La Consulta ha ritenuto che quei decreti potessero ledere la potestà legislativa regionale perché avevano agito ignorando la L.R. 20/2026. La pronuncia rimette così al centro la nozione di conflitto di attribuzione tra Stato e Regione e conferma la necessità di rispettare l’ordine delle fonti.
I progetti coinvolti e l’impatto territoriale
Le sei autorizzazioni riguardano impianti che complessivamente superano i 200 megawatt. Tra i progetti interessati figurano tre impianti promossi da EF Agri nell’Oristanese: la “Fattoria Solare Siamaggiore 1” da circa 34,3 MW tra Siamaggiore e Solarussa, la “Fattoria Solare Tramatza” da circa 55,9 MW tra Tramatza, Siamaggiore, Solarussa e Zeddiani e la “Fattoria Solare Soliu” da 59,1 MW tra Solarussa e Zerfaliu. Nel Sassarese sono coinvolti impianti tra cui il progetto di Codrongianos da 18 MW e altre iniziative nel territorio di Sassari identificate come “Busia” e “Unali”.
Effetti sul territorio
Dal punto di vista pratico, quei progetti avrebbero occupato ampie superfici agricole e coinvolto opere di connessione alla rete che attraversano strade comunali e terreni privati. La decisione della Consulta obbliga ora gli enti a riconsiderare la compatibilità di tali impianti alla luce della pianificazione regionale, valutando elementi come il suolo, il paesaggio, gli habitat e la sostenibilità dell’attività agricola associata agli impianti agrivoltaici.
Reazioni istituzionali e prossimi passi
La giunta regionale, guidata dalla presidente Alessandra Todde, ha accolto con favore la pronuncia sottolineando che la transizione energetica deve procedere “insieme ai territori”. L’assessora all’Ambiente, Rosanna Laconi, ha dichiarato che la sentenza rafforza la solidità amministrativa dei procedimenti e ha annunciato che la Regione procederà a impugnare altri decreti se il ministero non rivedrà le proprie decisioni. L’assessore all’Urbanistica, Francesco Spanedda, ha richiamato l’importanza di applicare la pianificazione territoriale regionale come strumento per governare lo sviluppo delle rinnovabili.
Ora la palla passa agli uffici regionali e a quelli statali: alcuni decreti dovranno essere riesaminati, e le autorizzazioni revocate avranno bisogno di un nuovo iter che tenga conto della L.R. 20/2026 e delle eventuali osservazioni locali. Sul versante politico resta la sfida di conciliare la necessità di aumentare la produzione di energia pulita con la tutela del paesaggio e delle attività agricole, evitando così che importanti progetti diventino terreno di contenzioso.