Il 22 maggio 2026, nella sede della Città Metropolitana di Cagliari, si è consumata una sollecitazione a carattere nazionale: Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, insieme a una rappresentanza di primi cittadini sardi ha chiesto al governo misure che garantiscano la continuità delle opere finanziate dal Pnrr. L’incontro, convocato in coincidenza con le fasi preliminari dell’America’s Cup, ha messo in luce il rischio concreto che progetti in stato avanzato restino sospesi a causa della scadenza dei fondi fissata al 30 giugno.
Il messaggio inviato da Cagliari non riguarda solo la chiusura dei cantieri: è una richiesta più ampia sul futuro della gestione delle infrastrutture. I sindaci sollevano il tema della capacità dei Comuni di trasformare progetti avviati in servizi funzionanti se mancano risorse per la parte corrente, ossia per la manutenzione e la gestione nel tempo. La preoccupazione riguarda soprattutto territori come la Sardegna, dove la distribuzione e la fragilità finanziaria dei piccoli enti possono rendere la scadenza europea una trappola per opere incompiute.
La richiesta dei sindaci e le ragioni dell’urgenza
Secondo quanto emerso, i Comuni si sono dimostrati capaci nel programmare e aprire cantieri, smentendo pregiudizi sulla lentezza amministrativa. Tuttavia, l’obiettivo immediato è duplice: chiudere i progetti entro la scadenza e, parallelamente, ottenere dal governo una garanzia finanziaria che permetta di portare a termine le iniziative avviate ma non concluse. Questo duplice binario nasce dalla consapevolezza che inaugurare opere senza certezza sulla gestione futura può vanificare gli investimenti e compromettere i servizi ai cittadini.
Perché non basta completare i cantieri
Il nodo principale è che molte opere richiedono risorse anche dopo l’avvio: la continuità dei lavori include fasi tecniche, approvvigionamenti, collaudi e soprattutto la copertura della gestione successiva. Senza questi elementi, strutture come impianti idrici, interventi sul dissesto o servizi socio-sanitari rischiano di restare sulla carta. Il sindaco metropolitano di Cagliari, Massimo Zedda, ha puntato il dito contro tagli e politiche lineari che penalizzano i Comuni virtuosi, evidenziando come la mancanza di fondi correnti annulli il valore degli investimenti.
Il quadro regionale letto dalla Corte dei Conti
La fotografia della Corte dei Conti sulla Sardegna mette in luce contrasti: ottima capacità progettuale e apertura cantieri, ma ritmi di spesa finanziaria più lenti rispetto agli impegni. Nel report la Regione risulta aver concluso il 52% dei progetti attivati, con 4.418 interventi per un valore superiore a 1,9 miliardi di euro; tuttavia l’avanzamento dei pagamenti resta fermo al 34,5%. A titolo di confronto, il Veneto è indicato con pagamenti al 54,5%, mostrando un divario significativo nel passaggio dall’impegno alla liquidazione delle risorse.
Missioni e criticità: sanità e rifiuti
Nel dettaglio, la Missione Opere pubbliche rappresenta il cuore dell’azione in Sardegna con 761 progetti per circa 1,13 miliardi e un rapporto pagamenti/impegni al 54,7%, con esempi virtuosi come la dismissione della diga di Bunnari bassa a Sassari. L’agenda positiva prosegue nel contrasto al dissesto idrogeologico, dove la capacità di spesa sfiora l’88%. Al contrario, la Missione Salute registra ritardi sui target di assistenza domiciliare nonostante 50 progetti per le Case della Comunità e 13 per gli Ospedali di Comunità. Ancora più critica la situazione del ciclo dei rifiuti, con un avanzamento finanziario inferiore al 10% e 31 Green communities frammentate che rischiano di diluire l’impatto degli investimenti.
Conseguenze finanziarie e risposte istituzionali
I sindaci sottolineano anche la pressione finanziaria sui bilanci locali: il debito complessivo dei Comuni italiani è stimato intorno ai 7 miliardi, mentre il resto del Paese, escluso il comparto locale, evidenzia oltre 3.100 miliardi. Per Zedda, continuare a colpire con tagli la spesa comunale – citando una riduzione del 6% – equivale a indebolire chi eroga servizi essenziali. Di qui la richiesta di un confronto sul sistema di contrattazione e su strumenti che diano stabilità finanziaria e capacità di programmazione agli enti locali.
Dal versante istituzionale regionale, l’assessore al Bilancio Giuseppe Meloni ha riconosciuto le difficoltà ma rassicurato su un’accelerazione dei pagamenti e sugli sforzi per rispettare gli impegni, pur ammettendo che la mancata proroga a livello nazionale ha compressi i tempi. La partita resta comunque aperta: servono interventi centrali che evitino di trasformare la scadenza del 30 giugno in un ostacolo insormontabile per il completamento dei progetti e per la tenuta economica dei piccoli Comuni.
In conclusione, l’appello che proviene da Cagliari non è solo tecnico ma politico: si chiede al governo una soluzione che consenta di trasformare le opere avviate con il Pnrr in servizi stabili sul territorio, riconoscendo il ruolo dei sindaci come anello di congiunzione tra la politica nazionale e i bisogni delle comunità.