3 Giugno 2026 ☀ 20°

Università in carcere: 1.978 studenti, protocollo Cnupp-Andisu e calo della recidiva

In Italia sono 1.978 le persone detenute che frequentano l'università, una rete che coinvolge 55 atenei e circa 900 operatori; a Sassari è stato firmato un protocollo tra Cnupp e Andisu che rafforza il diritto allo studio in carcere e mette in evidenza un calo della recidiva del 70%

Università in carcere: 1.978 studenti, protocollo Cnupp-Andisu e calo della recidiva

In Italia si sta consolidando una rete di istruzione universitaria dentro il sistema carcerario che conta 1.978 studenti detenuti. Dietro questo numero operano circa 55 atenei e quasi 900 tra docenti, tutor e personale amministrativo, figure che ogni giorno traducono in pratica il diritto allo studio durante la detenzione. L’assemblea nazionale della Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari (CNUPP), riunita a Sassari, ha fatto il punto su questi risultati e ha segnato un ulteriore passo con la firma di un protocollo d’intesa con Andisu, l’ente che si occupa del diritto allo studio universitario.

Numeri e trend: cosa dicono i dati

I dati presentati durante l’incontro fotografano un fenomeno in espansione: oltre ai 1.978 iscritti, si registra una rete diffusa di atenei coinvolti che permette percorsi formativi differenziati e adattati al contesto carcerario. Un elemento che risalta è la crescita della presenza femminile: oggi sono 104 le detenute universitarie, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, cifra che corrisponde al 3,5% della popolazione detenuta femminile in Italia. Questo aumento segnala una partecipazione femminile sempre più significativa ai percorsi accademici svolti dietro le sbarre.

Impatto sulla comunità carceraria

La diffusione dell’offerta universitaria porta con sé effetti concreti sul clima interno agli istituti: lo studio favorisce il recupero di identità e la costruzione di routine positive, stimolando relazioni diverse e la ricostruzione di legami sociali spesso lacerati dalla detenzione. La presenza di tutor e docenti, inoltre, introduce regole didattiche e momenti di confronto che favoriscono la responsabilizzazione degli studenti detenuti.

Protocollo Cnupp-Andisu: rafforzare il diritto allo studio

Nel corso dell’assemblea di Sassari è stato sottoscritto un protocollo tra CNUPP e Andisu con l’obiettivo di consolidare la collaborazione tra università e servizi per il diritto allo studio rivolto alle persone detenute. L’accordo è pensato per migliorare l’organizzazione dei percorsi accademici, potenziare il sostegno logistico e amministrativo e creare sinergie fra le strutture universitarie e le istituzioni che operano nelle carceri.

Finalità e strumenti del protocollo

Il protocollo mira a mettere a disposizione risorse pratiche e procedurali: semplificare l’iscrizione, garantire continuità didattica, supportare con tutoraggio e servizi di orientamento e favorire il riconoscimento di crediti ove possibile. Si punta anche a una maggiore formazione per i docenti impegnati in ambito penitenziario e a strumenti di monitoraggio per valutare efficacia e risultati dei percorsi formativi.

Recidiva e università: evidenze di efficacia

Tra gli argomenti emersi con forza durante l’incontro c’è l’impatto della formazione universitaria sul rischio di recidiva. Secondo i dati citati, i detenuti che intraprendono un percorso universitario vedono una riduzione del rischio di tornare a delinquere del 70%. Questo dato, se interpretato con attenzione, suggerisce che investire nell’istruzione in carcere non è solo una scelta educativa ma una strategia di prevenzione sociale e di reinserimento a lungo termine.

Perché lo studio riduce la recidiva

Le spiegazioni sono molteplici: l’accesso all’università crea opportunità occupazionali, aumenta le competenze trasversali e favorisce una nuova prospettiva sul futuro personale. Lo studio inoltre ripristina una dimensione di dignità e impegno che può incidere sulla motivazione a cambiare comportamento, riducendo la probabilità di reati successivi.

Voci e prospettive

Il presidente della CNUPP, Giancarlo Monina, ha sottolineato il valore umano e trasformativo dell’università in carcere, definendo lo studio come riscatto e ricostruzione della dignità e come una concreta possibilità di immaginare un futuro diverso. Allo stesso modo, Emilio Di Marzio, presidente di Andisu, ha descritto l’intesa come una delle espressioni più alte del diritto allo studio, in grado di restituire centralità a persone che vivono una condizione di privazione della libertà.

In sintesi, l’esperienza illustrata a Sassari mette in luce un quadro in cui formazione e collaborazione istituzionale si intrecciano: una rete di atenei, personale dedicato e accordi strutturati che insieme puntano non solo a garantire accesso all’università, ma anche a trasformare la detenzione in un’occasione di reinserimento sociale. Il percorso è in corso, ma i numeri e le testimonianze indicano direzioni concrete per proseguire sulla strada del diritto allo studio come strumento di prevenzione e crescita.

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