23 Maggio 2026 ☀ 21°

Comunità di tutela: 400 mila euro per valorizzare biodiversità e filiere sarde

La Regione lancia un bando per fondare le <strong>Comunità di tutela della biodiversità e del cibo</strong>: risorse, interlocutori e obiettivi per rafforzare le filiere locali e promuovere pratiche agricole più sostenibili.

Comunità di tutela: 400 mila euro per valorizzare biodiversità e filiere sarde

La Regione Sardegna ha avviato un intervento destinato a trasformare il rapporto tra terra, cibo e comunità locali: si tratta della misura per la costituzione delle Comunità di tutela della biodiversità e del cibo, un progetto che mette insieme produttori, istituzioni e soggetti del mondo civile per tutelare le produzioni identitarie e i saperi rurali. L’iniziativa, presentata dall’assessorato regionale dell’Agricoltura guidato da Francesco Agus, prevede una dotazione complessiva di 400mila euro per finanziare la nascita e le prime attività di queste reti territoriali, con l’obiettivo di creare valore economico senza scindere le produzioni dal loro contesto sociale e culturale.

Le domande per partecipare al bando potranno essere presentate dal 18 maggio al 31 ottobre 2026 (secondo l’avviso pubblico e le modalità indicate), con orari specifici di accettazione segnalati dalla Regione. L’attuazione operativa della misura è affidata ad Laore Sardegna, che gestirà i finanziamenti per azioni di animazione territoriale, studi, consulenze tecnico-scientifiche, attività di comunicazione e progetti di valorizzazione delle filiere agroalimentari tradizionali, puntando su un approccio integrato tra tutela ambientale e sviluppo locale.

Perché puntare sulla biodiversità agricola

La scelta regionale si fonda sulla convinzione che la biodiversità agricola non sia solo un tema di conservazione di varietà e sementi, ma una leva per la tenuta sociale ed economica delle aree interne. In un contesto caratterizzato da spopolamento e invecchiamento demografico, rafforzare filiere locali e identità produttive diventa una strategia per creare occupazione e opportunità sul territorio, favorendo il radicamento di giovani e famiglie. Secondo la Regione, dove nascono reti collaborative tra produttori, ristoratori, scuole e amministrazioni locali si costruiscono anche condizioni più favorevoli per il ritorno o la permanenza delle persone nei borghi.

Un modello partecipato e multidisciplinare

Le Comunità di tutela sono pensate come organismi di rete locale che coinvolgono agricoltori custodi, allevatori, istituti scolastici, enti di ricerca, associazioni e operatori della ristorazione. Questo modello punta a mettere in relazione competenze tecniche, conoscenze tradizionali e capacità di mercato per valorizzare prodotti tipici, promuovere la filiera corta e sostenere pratiche agricole a basso impatto ambientale. Le attività finanziabili includono studi per la valorizzazione delle pratiche tradizionali, campagne di comunicazione e iniziative che consolidino la relazione tra produzione e consumo locale.

Un contesto favorevole: dati e opportunità

Il lancio dell’iniziativa arriva in una fase in cui il comparto biologico dell’isola registra segni di crescita: durante la conferenza stampa del Bio Festival 2026 sono stati presentati dati che indicano la presenza di 2.720 aziende biologiche attive in Sardegna nel 2026, con un aumento della superficie agricola utilizzata del 5,2% rispetto all’anno precedente. Altro elemento rilevante è la componente giovanile del settore: il 14,5% degli operatori nel biologico ha meno di 35 anni, un segnale di trasformazione delle pratiche produttive e di interesse verso modelli sostenibili e di filiera.

Ambiente, risorse e resilienza territoriale

All’interno del progetto viene dato spazio a pratiche che mirano alla riduzione delle emissioni, al risparmio idrico e al miglioramento della fertilità dei suoli; elementi che connettono direttamente la tutela ambientale con la resilienza economica delle comunità rurali. Promuovere sistemi colturali a basso impatto ambientale significa anche costruire una proposta di territorio più attrattiva per consumatori e mercati, creando un circolo virtuoso tra qualità delle produzioni, sostenibilità e opportunità occupazionali locali.

Implementazione e prospettive

La misura, gestita da Laore Sardegna, finanzierà esperienze pilota e attività preparatorie necessarie alla costituzione delle comunità: dall’animazione territoriale alla consulenza tecnica, fino alle azioni di promozione delle produzioni identitarie. Per l’assessore Francesco Agus si tratta di uno strumento che «difende un patrimonio agricolo, culturale e identitario» e che può rappresentare una risposta politica concreta contro il declino demografico di molte aree interne. L’auspicio della Regione è che, attraverso queste reti, si consolidino filiere capaci di generare reddito e di valorizzare le specificità locali.

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