Il caso di Gaia Costa, la giovane di 24 anni travolta e uccisa a Porto Cervo l’8, ha raggiunto una svolta giudiziaria. Vivian Spohr, la manager tedesca alla guida del SUV coinvolto nell’incidente, ha patteggiato una pena di un anno di reclusione. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di tempio pausania, Marcella Pinna, il 23 giugno 2026.
L’incidente è avvenuto poco prima delle 13, in prossimità dell’incrocio con via della Goletta. Gaia Costa stava attraversando sulle strisce pedonali quando è stata investita dal veicolo guidato da Spohr. Le indagini hanno accertato che la conducente era in stato di grave distrazione escludendo qualsiasi guasto meccanico o fattore esterno. Le condizioni della strada e della visibilità erano ottimali al momento dell’incidente.
La ricostruzione dell’incidente
Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’incidente. La perizia informatica ha confermato che Vivian Spohr non stava utilizzando il telefono al momento dell’impatto. Il consulente della Procura, Marco Antonio Pes, ha attribuito l’accaduto a una prolungata distrazione della conducente, che non ha percepito la presenza della giovane pedone.
La famiglia di Gaia Costa ha partecipato al procedimento attraverso i propri consulenti tecnici, supportati dall’avvocato Antonello Desini. La difesa di Vivian Spohr era affidata agli avvocati Alessandro Vitale e Angelo Merlini. Il tribunale ha anche disposto la sospensione della patente di guida della manager per due anni.
Le reazioni e le implicazioni
La tragedia ha suscitato forte emozione in tutta la Gallura, dove Gaia Costa era conosciuta e apprezzata. La giovane era figlia di un noto sindacalista, e la sua morte ha riacceso il dibattito sulla sicurezza stradale nei centri turistici. L’incidente è avvenuto in una delle località più frequentate della Sardegna durante la stagione estiva, aumentando l’attenzione mediatica e l’interesse pubblico.
La decisione del tribunale di Tempio Pausania rappresenta una chiusura parziale del caso, ma lascia aperte molte domande sulla prevenzione degli incidenti stradali e sulla responsabilità dei conducenti. La famiglia di Gaia Costa continua a cercare giustizia e a ricordare la giovane attraverso iniziative e manifestazioni pubbliche.
Il caso di Gaia Costa rimane un esempio tragico delle conseguenze della distrazione alla guida e dell’importanza di una maggiore attenzione alla sicurezza stradale, soprattutto nelle aree ad alta intensità di traffico.


