Il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato all’unanimità una proposta che cambia il quadro istituzionale per le Province e le Città metropolitane. Con la modifica dell’articolo 43 dello Statuto speciale, la Regione ottiene la possibilità di stabilire con una legge regionale le modalità di elezione degli organi degli enti di area vasta, introducendo il principio dell’elezione diretta a suffragio universale. Questa delibera non entra ancora nei dettagli su composizione o funzioni, ma definisce la cornice costituzionale necessaria per intervenire in modo autonomo.
La decisione è stata motivata in aula come un tentativo di riaffermare la voce dei cittadini nella governance locale. I firmatari e i sostenitori dell’iniziativa sostengono che il ritorno alla elezione diretta rappresenta un recupero di democrazia dopo anni di scelta di secondo livello. Allo stesso tempo, alcuni esponenti del centrodestra hanno espresso preoccupazioni sul rischio di possibili impugnative costituzionali, richiamando la necessità di muoversi con attenzione nel percorso legislativo.
Cosa cambia nello Statuto e perché conta
La modifica proposta incide direttamente sull’articolo dello Statuto speciale che regola le competenze della Regione in materia di governo locale. In pratica, lo scopo è attribuire alla Regione la facoltà di legiferare la forma di governo delle entità provinciali e metropolitane, stabilendo procedure elettorali a carattere diretto. Questo passaggio non riforma immediatamente gli organi né le loro competenze operative; piuttosto crea il quadro costituzionale indispensabile perché una successiva legge regionale possa definire tempi, metodi e assetti istituzionali.
Competenza regionale e quadro normativo
Con il nuovo testo la Regione intende avvalersi delle prerogative previste dallo Statuto speciale per incidere su materie tradizionalmente regolate a livello nazionale, ad esempio dalla legge Delrio. L’idea è di replicare un modello già seguito da altre Regioni come il Friuli Venezia Giulia, che ha anticipato soluzioni simili. A livello pratico, l’obiettivo è permettere alla Sardegna di approvare una legge propria che introduca l’elezione diretta degli organi provinciali, restituendo centralità al rapporto tra cittadini e istituzioni di area vasta.
Le ragioni politiche e istituzionali
Chi sostiene la riforma, tra cui rappresentanti del Partito Democratico e di altre formazioni, sottolinea il valore della rappresentanza democratica e della prossimità istituzionale. Secondo questi esponenti, organi eletti direttamente migliorano la responsabilità politica e la capacità di risposta ai bisogni del territorio, rafforzando i principi di sussidiarietà e collaborazione tra livelli di governo. Anche l’assessore regionale agli Enti locali ha definito il provvedimento come un elemento di rafforzamento dell’autonomia e dell’efficacia dei servizi pubblici locali.
Reazioni e possibili criticità
Non mancano però dubbi: il centrodestra ha messo in guardia sulle possibili contestazioni legali, mentre il Consiglio delle Autonomie locali, pur favorevole, ha ricordato che la norma è parziale e chiede un intervento più organico sullo Statuto speciale. Il richiamo è a un riordino sistemico che non si limiti alla sola disciplina elettorale ma affronti complessivamente ruolo, funzioni e finanziamenti degli enti di area vasta, per evitare disallineamenti normativi e incertezze applicative.
Il presidente della commissione Autonomia, primo firmatario della proposta, ha qualificato il voto come un passo verso un riassetto più coerente del sistema delle autonomie locali. L’unanimità del provvedimento in aula è stata accompagnata da richiami alla necessità di proseguire il lavoro con la massima attenzione tecnica e politica, per trasformare la cornice statutaria in una legislazione regionale che ridia centralità ai cittadini nella scelta delle istituzioni di area vasta.