Il processo a Sassari per la morte di Miguel Angel Paez, il cuoco argentino di 70 anni deceduto dopo un brutale pestaggio, prosegue con nuove rivelazioni. La vicenda, che ha scosso la comunità di Olbia vede imputati tre uomini accusati di omicidio aggravato da crudeltà e sevizie.
Paez, residente da tempo in Gallura era stato preso di mira da un gruppo di malviventi che lo aveva derubato prima dell’aggressione fatale. Le indagini dei carabinieri della stazione di Olbia hanno portato alla luce dettagli inquietanti sul caso.
Le indagini e le accuse
Il 3, Miguel Angel Paez fu selvaggiamente picchiato nella sua abitazione in via Marche a Olbia. Le sue condizioni erano così gravi che fu trasportato d’urgenza all’ospedale Giovanni Paolo II dove rimase in agonia per dieci mesi prima di decedere. Le accuse contro gli imputati si basano su un quadro estremamente grave come delineato dalla pubblico ministero Noemi Mancini.
Il 23, Paez era stato già rapinato da Michael Brundu e altre persone non ancora identificate. Il 3 febbraio, Brundu e Giuliano Petta, entrambi olbiesi, tornarono nella sua abitazione per compiere l’aggressione. Le telecamere di videosorveglianza hanno registrato la loro presenza tra l’ora di pranzo e il primo pomeriggio di quel giorno tragico.
Le prove delle telecamere
Durante l’udienza di oggi, sono stati proiettati in aula i filmati delle telecamere di videosorveglianza di via Marche. Le immagini mostrano chiaramente Brundu e Petta entrare nell’abitazione di Paez. Gli investigatori hanno notato che entrambi gli imputati sono tornati nella casa sia la sera stessa del pestaggio sia il giorno successivo.
Una terza persona, un vicino di casa di Paez, è entrata nell’abitazione e ha trovato il cuoco agonizzante in una pozza di sangue. L’uomo è accusato di omissione di soccorso per non aver dato l’allarme. La prossima udienza, calendarizzata per il 22 settembre, vedrà la testimonianza di altri testi del pubblico ministero.
Le misure cautelari e la difesa
Alex Russo, uno degli imputati, è stato inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari ma la misura cautelare è stata poi revocata, permettendogli di tornare in libertà. Russo è difeso dagli avvocati penalisti Cristina e Abele Cherchi, che stanno lavorando per la sua difesa.
Il processo continua a suscitare grande interesse e attenzione, non solo per la gravità dei fatti, ma anche per le nuove prove che emergono man mano che le indagini procedono. La comunità di Olbia e i familiari di Paez attendono con ansia ulteriori sviluppi, nella speranza di ottenere giustizia per il cuoco argentino.



