La presidente della Regione Sardegna presenta una lettura chiara del ruolo del suo partito nello scenario politico nazionale e delle priorità economiche da perseguire. Intervenendo a Otto e mezzo, Alessandra Todde ha difeso il contributo del M5S al centrosinistra e ha insistito sul valore del radicamento sui territori come metro per valutare la forza politica. Nel suo intervento ha citato esperienze amministrative locali positive, invitando la coalizione a concentrarsi sui programmi più che sulle leadership personali.
Accanto alle dinamiche interne al campo progressista, la governatrice ha affrontato temi di politica economica ed estera, richiamando il tema del conflitto ucraino e le conseguenze sui conti pubblici e sulle famiglie. Ha espresso inoltre critiche pragmatiche sulle regole europee e sui meccanismi che governano allargamenti e risorse comunitarie, sottolineando la necessità che l’Europa torni ad avere un peso politico e istituzionale maggiore.
Il peso politico del M5S e la collocazione nel centrosinistra
Nella sua analisi Todde ha posto il tema del valore numerico e del significato politico del Movimento, ricordando che una forza al 13% a livello nazionale può comunque essere centrale nella costruzione di un’alternativa all’attuale governo. Ha invitato a misurare il M5S non solo sui sondaggi, ma attraverso il contributo fornito nelle elezioni e nell’amministrazione locale, citando il proprio percorso elettorale come esempio di mobilitazione e radicamento. La posizione è netta: nessuna ambiguità sulla collocazione, perché il Movimento appartiene all’area progressista e deve lavorare per un progetto collettivo credibile.
Radicamento sui territori e rapporti interni
Per Todde il valore del Movimento si misura anche nelle amministrazioni locali: ci sono risultati positivi che dimostrano capacità di governo e vicinanza ai cittadini. Ha evocato Nuoro come esperienza amministrativa significativa e ha sottolineato che le alleanze dovrebbero nascere da programmi concreti piuttosto che da calcoli sulle leadership. Il richiamo è a guardare al progetto comune più che ai singoli nomi; in questo senso la presidente ha ribadito stima per Giuseppe Conte e affetto per Elly Schlein, definita un’amica che l’ha sostenuta nei due anni trascorsi, auspicando scelte che mettano al centro la credibilità verso l’elettorato.
Economia: nessuna apertura alla patrimoniale, priorità a salari e imprese
Sul piano economico Todde ha espresso una posizione netta: non è il momento per introdurre una patrimoniale. La motivazione è chiara e rivolta alla percezione sociale delle misure fiscali: in una fase di incertezza economica i cittadini rischierebbero di sentirsi assaliti e spaventati. In alternativa propone di concentrare risorse e politiche su due fronti contestuali: rafforzare i salari e sostenere il sistema produttivo. Secondo la presidente, la strategia vincente è far crescere redditi e imprese insieme attraverso interventi che favoriscano la competitività e la tenuta del lavoro.
Politiche industriali e sviluppo locale
Nel ragionamento di Todde il rilancio passa per politiche industriali mirate, capaci di valorizzare il tessuto produttivo regionale e nazionale. Ha ricordato che sul territorio si vedono concretamente gli effetti delle scelte politiche: investimenti, sostegno alle filiere e misure per migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori sono elementi complementari. Sostenere le imprese e aumentare i salari non sono obiettivi contrapposti, ma leve sinergiche per la crescita, ha detto, indicando la necessità di strumenti di politica industriale coordinati tra Stato e Regioni.
Europa, conflitto ucraino e bisogno di più protagonismo
Infine Todde si è soffermata sulle implicazioni internazionali: prima di affrontare il tema delle adesioni occorre fare i conti con i trattati e le regole che oggi regolano l’Unione, come la regola dell’unanimità. Ha richiamato la necessità che l’Unione Europea recuperi capacità decisionale e ruolo politico, specie in un contesto segnato dalla crisi ucraina che pesa sulle economie e sulle famiglie. La presidente ha inoltre portato all’attenzione la preoccupazione delle Regioni per la gestione dei fondi europei e per la nuova Pac, sottolineando i costi che il conflitto sta già facendo ricadere sui cittadini.