Le recenti udienze di due processi per omicidio hanno evidenziato come la giustizia italiana affronti casi complessi, sia per le dinamiche familiari sia per quelle di convivenza. A Cagliari, il figlio accusato di aver ucciso i propri genitori, e a Bologna, il coinquilino imputato per l’assassinio di una coppia, rappresentano due scenari diversi ma accomunati da forti tensioni economiche e personali.
Processo per l’omicidio dei genitori a Cagliari
Il 16 settembre 2026 la Corte d’Assise di Cagliari ha ospitato la quinta udienza del caso Gulisano. Claudio Gulisano, 44 anni, ha nuovamente proclamato la propria innocenza, sostenendo: “Non sono stato io a uccidere i miei genitori, non avevo alcun motivo.” Il giovane ha raccontato al giudice la propria storia lavorativa, passando da rappresentante di alcolici a titolare di un market acquistato dal padre Luigi Gulisano. L’interrogatorio ha toccato anche il rapporto affettivo con i genitori, Luigi (79) e Marisa Dessì (82), entrambi trovati morti il 4 dicembre 2024 nell’appartamento di via Ghibli, Quartiere del Sole.
Le accuse della procura
La procura guidata dalla pm Rossana Allieri, ha contestato a Gulisano di aver orchestrato l’omicidio pluriaggravato per impossessarsi di proprietà e per sanare i debiti legati al fallimento del mercato. L’accusa ha inoltre aggiunto il reato di frode informatica per via di un prelievo di circa 20.000 euro tramite home banking dai conti dei genitori. Allieri ha rimproverato l’imputato per le frequenti risposte “non ricordo”, sottolineando che il periodo di due anni gli avrebbe consentito di ricostruire i fatti.
Durante l’udienza sono stati ascoltati altri testimoni, tra cui amici di famiglia e collaboratori del market. La difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Sanna, ha ribadito l’assenza di movente e la totale estraneità di Gulisano al delitto. Il dibattimento è proseguito con la data fissata per il 7 ottobre, quando verranno presentate ulteriori testimonianze.
Processo per l’omicidio dei coinquilini a Bologna
In parallelo, la Corte d’Assise di Bologna ha avviato il procedimento contro Gennaro Maffia, 48 anni, accusato del duplice omicidio volontario di Luca Monaldi e Luca Gombi avvenuto il 2 giugno 2025 in piazza dell’Unità, zona Bolognina. La procura ha inquadrato il reato con l’aggravante dei futili motivi, indicando come movente il rifiuto di Maffia a lasciare l’appartamento dopo che i padroni avevano deciso di venderlo e gli avevano offerto una buona compensazione.
Perizia psichiatrica e sviluppo delle indagini
Il giudice ha ordinato una perizia psichiatrica per verificare l’eventuale incapacità di intendere e di volere dell’imputato. L’incarico è stato affidato al professor Renato Ariatti, che effettuerà la valutazione il prossimo mercoledì alle 9:00. L’accusa, sotto la direzione della procuratrice Morena Plazzi, ha sottolineato che le indagini hanno mostrato un deterioramento del rapporto tra Maffia e le vittime nei mesi precedenti al delitto.
L’operazione di cattura di Maffia è avvenuta dopo che le telecamere di zona lo hanno ripreso mentre lasciava l’appartamento intorno alle 6:30 del mattino dell’omicidio. Fuggito verso l’aeroporto di Barcellona, è stato fermato prima di imbarcarsi per il Venezuela e successivamente estradato in Italia. La Cassazione, nel dicembre precedente, ha respinto la richiesta di scarcerazione, confermando la custodia cautelare.
Il processo di Bologna prosegue con la conferma della perizia, che potrà influire significativamente sulla fase dibattimentale. La difesa contesta l’esistenza di una volontà di rimanere nell’immobile, sostenendo che non vi siano prove scritte di un “intento di non lasciare”.



