La Sardegna ha compiuto un passo significativo verso la modernizzazione della sanità territoriale, superando gli obiettivi fissati dal Pnrr. Con 59 Case di comunità e 17 ospedali di comunità realizzati, l’isola si posiziona all’avanguardia nella riforma sanitaria. Un traguardo celebrato dalla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Toddee dal direttore generale dell’assessorato, Thomas Schaeldurante una conferenza stampa a Cagliari.
Il risultato, certificato ufficialmente il primo giugno, rappresenta un incremento del 18% per le Case di comunità e del 31% per gli ospedali di comunità rispetto ai target iniziali. Un successo reso possibile grazie a una strategia di overbookingche ha permesso di integrare nel perimetro del Pnrr strutture già finanziate con fondi regionali o in fase avanzata di realizzazione.
Investimenti e risorse per la sanità territoriale
L’investimento complessivo per questo progetto ammonta a oltre 116 milioni di euro, suddivisi tra risorse del Pnrr e cofinanziamenti regionali. Le Case di comunità hanno ricevuto circa 73,6 milioni di euro di fondi Pnrr e quasi 3 milioni di cofinanziamento regionale, mentre gli ospedali di comunità hanno beneficiato di 32,7 milioni di euro del Piano nazionale e circa 7,5 milioni di cofinanziamento regionale.
Queste nuove strutture rappresentano un pilastro fondamentale della riforma della sanità territoriale. Le Case di comunità offriranno un unico presidio dove medici di medicina generale, pediatri, specialisti, infermieri e servizi amministrativi lavoreranno in sinergia. Gli ospedali di comunità, invece, sono pensati per pazienti che necessitano di cure a bassa intensità clinica o di percorsi post-acuzie, collocandosi tra l’assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero tradizionale.
La visione della presidente Todde
“Oggi sono orgogliosa, ma anche consapevole che questo non è il traguardo finale, bensì l’inizio di un percorso”, ha dichiarato Alessandra Todde. “La Sardegna compie un passo decisivo verso un modello di assistenza più moderno, capillare e vicino alle persone. Il nostro principio cardine è chiaro: non ci si deve curare in modo diverso a seconda di dove si decide di vivere.”
La presidente ha sottolineato l’importanza di un sistema sanitario che garantisca equità e prossimità dei servizi, indipendentemente dalla localizzazione geografica. Le nuove strutture rappresentano un investimento concreto sulla qualità delle cure e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini in ogni territorio dell’isola.
Le sfide future per la sanità sarda
Secondo Thomas Schaelil rafforzamento della rete territoriale potrebbe alleggerire significativamente la pressione sugli ospedali. “Abbiamo stimato che circa l’11% degli accessi totali, pari a 43mila casi all’anno, potrebbe essere gestito dalla rete territoriale anziché intasare gli ospedali”, ha affermato il direttore generale.
Tuttavia, il completamento delle opere rappresenta solo una parte del percorso. Per i cantieri ancora aperti, la Giunta ha già previsto ulteriori 10 milioni di euro nella prossima variazione di bilancio. Resta cruciale il tema dell’organizzazione dei servizi e della copertura degli organici, a partire dalle 414 sedi di medicina generale che risultano ancora prive di titolare.
“La vera sfida ora sarà trasformare queste mura in presidi reali, dotati di carte dei servizi e soprattutto di personale”, ha osservato Schael durante la conferenza stampa. La presidente Todde ha confermato l’impegno per coprire le sedi scoperte, puntando su incentivi economici, deburocratizzazione e supporto ai medici tramite i comuni. Non si escludono soluzioni eccezionali, come l’uso di ordinanze per prorogare i gettonisti nei pronto soccorso in sofferenza durante l’estate.


