Un rogo ha interessato nella notte l’ingresso del luogo di culto islamico conosciuto come moschea Al Hoda situato in via del Collegio nel quartiere della Marina a Cagliari. Le fiamme hanno annerito il portone d’accesso e danneggiato alcune strutture esterne; sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione locale per i rilievi iniziali e i vigili del fuoco per lo spegnimento.
Le caratteristiche dell’azione hanno convinto gli inquirenti ad allargare le indagini: la procura della Repubblica ha coinvolto la Direzione distrettuale antiterrorismo con il sostituto procuratore Emanuele Secci alla guida dell’accertamento, e i militari del Raggruppamento operativo speciale (Ros) diretti dal colonnello Giorgio Mazzoli, per ricostruire dinamiche e responsabilità.
Accertamenti tecnici e acquisizione delle immagini
Gli investigatori si sono concentrati immediatamente sulla raccolta di prove materiali e sulla verifica dei filmati disponibili nelle vicinanze. Il recupero delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza del quartiere è considerato cruciale perché l’episodio è avvenuto in orario notturno, quando su via del Collegio la presenza di testimoni è limitata. Le autorità stanno esaminando anche la scena per cercare tracce di liquidi infiammabili o altri elementi che possano attestare la natura dolosa dell’incendio.
Il ruolo delle telecamere di sorveglianza
L’area in cui si trova la moschea rientra nella mappa degli obiettivi sensibili monitorati dalla sicurezza locale, Le registrazioni potrebbero chiarire eventuali spostamenti sospetti nella notte e fornire dettagli sui responsabili o sul modus operandi. Il Ros si è già attivato per acquisire i file video e analizzarli con tecniche specialistiche.
Reazione della città: presidio e attestati di solidarietà
La vicenda ha suscitato una pronta reazione pubblica: nella zona della Marina si è svolto un sit-in di solidarietà in favore della comunità musulmana locale, con la partecipazione di cittadini, associazioni e rappresentanti politici. Alla manifestazione hanno preso parte circa centocinquanta persone che hanno voluto esprimere vicinanza al luogo di culto danneggiato e condannare l’atto incendiario.
Durante il presidio sono state esposte bandiere e cartelloni a testimonianza della partecipazione collettiva; tra i presenti figuravano anche delegazioni di realtà politiche e gruppi sociali che hanno ribadito la condanna dell’attacco. Rappresentanti di altre fedi e istituzioni hanno inviato messaggi di solidarietà alla comunità, sottolineando l’importanza del rispetto reciproco e della convivenza nel tessuto urbano.
Danni materiali e prime ipotesi sul movente
I danni finora documentati riguardano in particolare il portone di ingresso, che è rimasto annerito dal passaggio delle fiamme, e alcune fioriere in plastica usate lungo la via che avrebbero favorito la propagazione iniziale del rogo. Le forze dell’ordine non escludono l’utilizzo di un accelerante per innescare l’incendio e stanno ascoltando testimoni oltre a procedere con l’analisi dei residui recuperati sul posto.
Le autorità mantengono riserbo sulle ipotesi investigative in corso, ma l’attivazione della Dda e del Ros segnala che l’episodio è trattato con priorità e che tutte le piste, comprese quelle a sfondo discriminatorio o con matrice di natura più ampia, vengono valutate con attenzione.
Gli sviluppi dell’indagine dipenderanno in larga misura dagli elementi tecnici che emergeranno dall’analisi delle immagini e dai risultati delle perizie chimiche sui materiali rinvenuti. Nel frattempo, la comunità locale continua a manifestare solidarietà alla moschea e a chiedere risposte rapide da parte delle istituzioni competenti.



