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Antonio Marras: dalla Sardegna a Kenzo, la moda come racconto

Antonio Marras unisce la sua radice sarda a un linguaggio internazionale: autodidatta, debutta a Roma nel 1996, a Milano nel 1999 e guida Kenzo dal 2003 al 2011. Le sue sfilate sono performance e le sue creazioni raccontano migrazione, identità e memoria.

Antonio Marras: dalla Sardegna a Kenzo, la moda come racconto

Antonio Marras è un esempio di come la moda possa fungere da archivio emotivo: nato ad Alghero nel 1961ha costruito un percorso artistico che scavalca i confini del solo abbigliamento, intrecciando artigianato, teatro e memoria. La sua cifra estetica recupera tessuti usati, ricami e sovrapposizioni per comporre abiti che parlano di identitàviaggio e appartenenza.

Autodidatta e cresciuto nel negozio di stoffe del padre, Marras è diventato noto sulla scena nazionale e internazionale grazie a tappe precise: la prima collezione di alta moda presentata a Roma nel 1996il debutto prêt-à-porter a Milano nel 1999 e l’incarico come direttore artistico della maison Kenzo a Parigi tra il 2003 e il 2011. Questi passaggi hanno segnato un equilibrio tra radici locali e vocazione globale.

La Sardegna come grammatica creativa

L’isola non è per Marras un semplice sfondo esotico ma la fonte primaria di immagini, suoni e racconti. In laboratorio ad Alghero conserva frammenti che diventano materia prima: corsi di stoffa consumati, ricami tramandati e costumi tradizionali che emergono trasformati. La sua pratica valorizza il vissuto dei materiali, preferendo il segno delle mani e del tempo alla perfezione seriale.

La poetica sarda si declina in temi ricorrenti: l’emigrazioneil ritorno, la distanza e la capacità di portare la casa dentro una valigia. Quando Marras accosta pizzi, broccati e pezze d’archivio mette in scena un dialogo tra mondi, dove la contaminazione diventa metodo di arricchimento anziché perdita di identità.

Il linguaggio della scena: spettacolo e artigianato

Le sfilate di Marras si avvicinano più a una performance che a una semplice passerella. Lo stilista definisce sé stesso «artista prestato alla moda», un’affermazione che spiega la natura narrativa dei suoi show: costumi che funzionano come personaggi, allestimenti che trasformano la moda in racconto visivo. Questa attitudine ha permesso anche l’esposizione delle sue opere in istituzioni come la Triennale di Milano e la Biennale di Venezia.

Il suo stile è riconoscibile per l’uso del layeringil recupero di capi d’uso e il trattamento volutamente imperfetto dei tessuti: il cosiddetto «rovinato ad arte» e i ricami che sembrano cicatrici rappresentano una scelta estetica e morale. Per Marras il rammendo è atto d’amoreun gesto che conserva la storia degli oggetti e ne estende il valore simbolico.

Dal laboratorio al mondo: l’esperienza Kenzo

La direzione creativa a Kenzo fra il 2003 e il 2011 rappresenta l’esempio più evidente di come Marras abbia saputo portare la propria sensibilità regionale su una scena internazionale. In quel periodo ha fuso l’immaginario sardo con la filosofia fusion del marchio, confermando la possibilità di coniugare radice e modernità.

Nonostante l’impegno internazionale, Marras ha mantenuto il cuore produttivo e creativo nella sua isola, preferendo la lentezza della bottega all’accelerazione del sistema moda. Questo approccio ha consolidato il suo marchio come riferimento per chi cerca una moda che sia anche racconto e oggetto d’arte.

Una bottega di memorie: lo studio di Alghero

Entrare nello studio di Marras equivale a varcare la soglia di una soffitta famigliare: tra fotografie in bianco e nero, ritagli, scampoli e reliquie si compone un archivio sensoriale che nutre la creazione quotidiana. Qui l’abito non è fine a sé stesso ma diventa un contenitore di storie, ricordi e relazioni.

La figura pubblica di Marras è spesso riassunta da una frase che mette in guardia da etichette facili: «Non chiamatelo semplicemente stilista». Piuttosto, lo si può leggere come un regista della materia, capace di orchestrare fili, colori e narrazioni per restituire al guardaroba una dimensione poetica.

Se si volesse sintetizzare il suo mondo con pochi simboli, Marras indicherebbe tessuti come l’orbace o un broccato logorato, il nero nelle sue molteplici sfumature e un filo rosso come segno di continuità: elementi che connettono passato e futuro, memoria e viaggio, casa e altrove.

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