L’estate 2026 porta con sé una sfida significativa per il sistema trasfusionale sardo. Con l’aumento della popolazione turistica e la conseguente crescita delle esigenze sanitarie, la disponibilità di sangue diventa critica. Avis, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue, ha lanciato un appello urgente per invitare i cittadini a donare, sottolineando l’importanza di questo gesto di solidarietà.
Avis Sardegna: la situazione critica e l’appello ai donatori
La Sardegna, come ogni estate, affronta una situazione di forte criticità nel settore delle trasfusioni. Il fabbisogno annuo di sangue si aggira intorno alle 105-110 mila unità ma la raccolta locale si ferma a circa 78-85 mila sacche. Questa differenza viene colmata con rifornimenti da altre regioni, che però non sempre arrivano in tempo. “È essenziale ricordare l’importanza delle donazioni anche in estate”, afferma Bruno Cannea presidente Avis provinciale di Oristano.
In provincia di Oristano, da gennaio a luglio 2026, sono state raccolte circa 2.420 sacche di sangue intero nelle sedi Avis comunali, a cui si aggiungono quelle del Centro trasfusionale dell’Ospedale San Martino di Oristano, per un totale di 4.444 unità. La campagna per la raccolta di plasma e piastrine ha portato a 16 unità di plasma e 58 di piastrine.
“Gli ospedali della Sardegna sono in sofferenza, manca il sangue”, dichiara Vincenzo Dore presidente regionale Avis Sardegna. “In queste settimane stiamo registrando una carenza diffusa di sacche che rischia di compromettere le terapie per i pazienti cronici e le emergenze. Chiediamo con forza ai nostri preziosi donatori di non interrompere la loro abitudine e invitiamo chi non ha mai donato a compiere questo gesto di straordinaria solidarietà.”
Le province di Cagliari e Sassari in prima linea
La situazione è critica anche nel sud dell’Isola. “Mancano le sacche e dobbiamo garantire continuità alle terapie e alle emergenze”, afferma Nicola Ondradu presidente Avis Provinciale di Cagliari. “Continuare a donare, anche in questo periodo, è essenziale. L’Avis di Cagliari e le sezioni comunali sono al lavoro quotidiano per raccogliere ogni unità possibile.”
“Durante l’estate aumenta la popolazione per il turismo e quindi crescono le patologie, gli incidenti stradali e gli interventi chirurgici”, spiega Antonio Dettori presidente Avis Provinciale di Sassari. “La maggiore richiesta di sangue determina difficoltà a garantire le terapie trasfusionali nei tempi necessari ai pazienti cronici, come i talassemici e gli oncologici. Donare è un gesto semplice, sicuro e salvavita. La nostra rete è pronta: le sedi e le autoemoteche sono operative.”
Donazione del sangue: chi può donare e come
Avis ricorda che possono donare le persone di età compresa tra 18 e 65 anni di peso non inferiore a 50 kg e in buono stato di salute. La donazione richiede poco tempo ed è completamente sicura. “La rete è pronta: le sedi e le autoemoteche sono operative”, sottolinea Dore.
“Donare è un gesto semplice, sicuro e salvavita”, ribadisce Dettori. “La nostra rete è pronta: le sedi e le autoemoteche sono operative. Contiamo sulla generosità dei cittadini e dei turisti presenti sull’Isola.”
Avis Ferrara: il futuro della donazione e l’importanza del plasma
Mentre la Sardegna affronta una situazione critica, anche in altre regioni d’Italia si riflette sul futuro della donazione del sangue. In provincia di Ferrara, ad esempio, la situazione è sotto controllo, ma si guarda con attenzione al futuro. “Non siamo assolutamente in una condizione di crisi”, chiarisce Massimo Gallerani segretario provinciale di Avis Ferrara. “Questo però non significa che non dobbiamo tenere sotto controllo la situazione.”
Il problema principale riguarda il futuro. La popolazione invecchia e diminuisce il numero dei giovani che possono diventare nuovi donatori. Per questo Avis sta lavorando per avvicinare alla donazione le nuove generazioni, attraverso incontri nelle scuole, nelle università, iniziative culturali e sportive e una presenza costante sul territorio.
“C’è bisogno che più giovani percentualmente si avvicinino alla donazione rispetto a quello che avveniva negli anni precedenti”, spiega Gallerani. L’obiettivo è quindi aumentare progressivamente la percentuale di donatori proprio tra le fasce più giovani della popolazione.
Una peculiarità ferrarese è rappresentata dal centro di riferimento per le emoglobinopatie e le talassemie, che segue circa 300-350 persone tra pazienti talassemici e persone affette da anemia falciforme. Una parte consistente di questi pazienti necessita di trasfusioni continuative. Per il centro servono indicativamente 8.000-8.500 sacche di globuli rossi ogni anno.
“Il sangue per il centro delle talassemie è una questione di compatibilità”, spiega Gallerani. “Trasfusioni ripetute con sangue non sufficientemente compatibile possono favorire la formazione di anticorpi e reazioni avverse. Per questo è necessario un sistema di coordinamento regionale che permetta di individuare e trasferire le unità maggiormente compatibili.”
Se per i globuli rossi il sistema riesce a garantire una sostanziale autosufficienza, la situazione è diversa per il plasma e soprattutto per i farmaci plasmaderivati. “È cresciuta moltissimo la necessità dell’utilizzo dei derivati”, osserva Gallerani. “Per questo la provincia di Ferrara sta progressivamente aumentando la raccolta di plasma, anche attraverso l’acquisizione delle apparecchiature necessarie.”
“La donazione è una disponibilità per tutti”, conclude Gallerani. “È indipendente da chi riceverà il sangue, dalla sua condizione economica, dalla sua religione o dalla sua nazionalità. Questo è il valore del nostro sistema.”



