23 Maggio 2026 ☀ 21°

Bambini e periferie a Cagliari: numeri, impatti e priorità

Il rapporto su Cagliari mostra che vivere in alcune aree urbane moltiplica i rischi per i minori, dalla povertà relativa alla dispersione scolastica

Bambini e periferie a Cagliari: numeri, impatti e priorità

La geografia urbana ha un peso determinante sulle prospettive di bambine, bambini e adolescenti: non tutti i quartieri offrono le stesse possibilità di crescita. Il rapporto ‘I luoghi che contano’ di Save the Children mette in luce come la posizione nel tessuto cittadino influisca su accesso ai servizi, opportunità educative e condizioni economiche famigliari, con effetti duraturi sulle traiettorie di vita.

A Cagliari emergono segnali chiari: esistono zone urbane identificate come aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) dove i minori affrontano rischi maggiori rispetto alla media comunale. Questi elementi non sono solo statistiche astratte, ma indicatori concreti di opportunità negate e di barriere che richiedono interventi strutturali.

I numeri locali che fotografano il disagio

Nel capoluogo sardo quasi 1.588 minori, pari al 9,3% della popolazione 0-17 residente, risiedono in aree di disagio socioeconomico urbano. In generale, nelle aree vulnerabili dei capoluoghi delle città metropolitane la quota di 0-17enni tende a essere più alta rispetto alla media comunale (rispettivamente 16,7% e 14,8%), ma Cagliari mostra una dinamica diversa: la percentuale di minori nelle zone vulnerabili è del 10,8%, leggermente inferiore alla media comunale dell’11,2%. Questo quadro locale convive però con cricche di forte esclusione:

Povertà e famiglie

Nei cinque settori individuati dall’Istat nella città, il tasso di famiglie in povertà relativa raggiunge il 42,2%, cioè oltre 20,1 punti percentuali sopra la media comunale. Si tratta di nuclei spesso tagliati fuori dall’accesso a servizi ricreativi e spazi verdi, elementi che incidono sulla qualità del tempo libero e sulle possibilità di socializzazione dei minori.

I rischi per istruzione e inserimento sociale

Le conseguenze educative sono nette: quasi un studente delle scuole secondarie su cinque (18,9%) ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno, quasi il doppio della media comunale (9,7%). Tra chi frequenta l’ultimo anno delle medie, il 21,9% è classificato a rischio di dispersione implicita, ossia la probabilità di perder contatto con il percorso scolastico già prima di un abbandono formale, valore che supera di 11,8 punti la media cittadina del 10,1%.

Giovani fuori da scuola e lavoro

Il mercato del lavoro e le opportunità formative non compensano queste fragilità: oltre un terzo delle persone tra i 15 e i 29 anni (34,9%) non studia né lavora, contro il 21,2% della media comunale, con un divario di 13,7 punti percentuali. Questo fenomeno di NEET riduce le prospettive di autonomia e peggiora il rischio di esclusione sociale a medio termine.

Quali priorità per ridurre le disuguaglianze

La lettura dei dati porta a conclusioni operative: servono politiche mirate per rimuovere barriere che limitano le opportunità dei minori nelle aree più fragili. Interventi sul piano dei servizi locali, sull’accessibilità a spazi ricreativi, e su progetti di contrasto alla povertà educativa risultano indispensabili per trasformare il territorio da fattore di svantaggio a risorsa di crescita.

Come sottolinea la direzione di Save the Children, è necessario ripensare le priorità politiche partendo proprio dalle periferie: dove il destino di una bambina o di un bambino è determinato dal quartiere, lo stato sociale non sta investendo adeguatamente nel futuro collettivo. Occorrono misure strutturali e coordinate per abbattere le disuguaglianze e garantire pari opportunità.

Verso interventi efficaci

Tra le proposte ricorrenti ci sono il rafforzamento delle reti territoriali di supporto educativo, incentivi all’offerta di servizi per l’infanzia nelle aree più deprivate, e programmi di accompagnamento al lavoro per i giovani. Il punto centrale resta la capacità di intervenire in modo continuativo, non episodico, e di monitorare l’impatto mediante indicatori come quelli evidenziati nel rapporto.

La fotografia scattata per Cagliari racconta una realtà che si ritrova in molte grandi città italiane: luoghi differenti producono destini diversi. Riconoscere e agire sulle radici territoriali delle disuguaglianze è la condizione per costruire percorsi di crescita equi e sostenibili per tutte le bambine, tutti i bambini e gli adolescenti.

Sardegna adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 23 Maggio