Il sistema produttivo della Sardegna sta affrontando una pressione crescente legata all’aumento delle tariffe per il trasporto via mare. Secondo l’analisi del Centro Studi di Confindustria Sardegna, i rincari sui noli marittimi e l’estensione dell’ETS al settore navale hanno trasferito costi significativi su imprese e consumatori, mettendo a rischio la continuità delle forniture per un’isola che dipende esclusivamente dalle rotte marittime.
Questa emergenza economica non è solo una questione di prezzi: si tratta di competitività e di sopravvivenza per molte aziende locali. Per continuità territoriale delle merci si intende la capacità delle imprese di approvvigionarsi e di esportare senza subire svantaggi rispetto al resto d’Italia e d’Europa, un concetto oggi messo seriamente in discussione dalla dinamica dei costi.
Dati e impatto economico
Le rilevazioni del Centro Studi evidenziano che il costo del trasporto si è consolidato oltre il 40% in un arco temporale breve, con un incremento che ha trasformato l’assetto dei bilanci aziendali. L’associazione stima che, a causa dell’implementazione dell’ETS marittimo, le imprese sarde abbiano sostenuto oneri aggiuntivi di oltre 150 milioni di euro l’anno nell’ultimo triennio. Questo valore rappresenta una pressione economica tale da compromettere margini e piani di investimento di numerose realtà produttive.
Numeri e proiezioni
Se la situazione dovesse perdurare senza interventi mirati, il Centro Studi avverte che si potrebbe assistere a una progressiva erosione della quota di mercato di interi comparti regionali. Le stime parlano di migliaia di posti di lavoro a rischio in scenari che coinvolgono più filiere contemporaneamente; tale previsione nasce dall’analisi degli incrementi di costo e della dipendenza strutturale della Sardegna dalle vie marittime per logistica, approvvigionamenti ed esportazioni.
Settori più esposti e ricadute sociali
Tra i settori maggiormente vulnerabili vengono indicati l’agroalimentare, il comparto lapideo, la logistica, la manifattura e le filiere connesse. Per molte aziende di queste aree, l’aumento dei costi di trasporto si traduce in una perdita di competitività rispetto a concorrenti nazionali ed europei, con possibili conseguenze sul livello occupazionale e sulla tenuta delle comunità locali.
Scenari occupazionali
Il direttore di Confindustria Sardegna, Andrea Porcu, evidenzia come il combinato disposto tra rincaro dei carburanti e imposizioni legate all’ETS possa spingere alcune imprese a valutare la riduzione dell’attività o, nei casi più gravi, la cessazione definitiva. Questo aumento del rischio imprenditoriale si traduce in incertezza per le famiglie e per il territorio, dove la perdita di posti di lavoro avrebbe effetti negativi molto ampi sul piano sociale ed economico.
Richieste e possibili risposte istituzionali
Per fronteggiare questa situazione, l’associazione degli industriali chiede un intervento economico compensativo da parte della Regione Sardegna e misure che tengano conto delle specificità insulari. In particolare si sollecita un confronto urgente con la presidente Alessandra Todde per definire strumenti volti a garantire la continuità territoriale delle merci e a ripristinare condizioni competitive per le imprese isolane.
Tra le soluzioni prospettate vi sono forme di supporto pubblico temporaneo, strumenti di compensazione per i costi energetici e logistica, oltre a interventi di più ampio respiro che possano mitigare l’effetto dell’ETS sul trasporto marittimo. L’obiettivo dichiarato da Confindustria Sardegna è evitare un impoverimento del tessuto produttivo e proteggere occupazione e investimenti sull’isola.