23 Maggio 2026 ☀ 21°

Caro noli e ETS, l’impatto sui produttori della Sardegna

Confindustria Sardegna lancia un allarme sul <strong>costo dei trasporti marittimi</strong> e sull'impatto dell'<strong>ETS</strong>: rischiano migliaia di posti di lavoro e la competitività dei settori chiave dell'isola

Caro noli e ETS, l’impatto sui produttori della Sardegna

Il sistema produttivo della Sardegna sta affrontando una pressione crescente legata all’aumento delle tariffe per il trasporto via mare. Secondo l’analisi del Centro Studi di Confindustria Sardegna, i rincari sui noli marittimi e l’estensione dell’ETS al settore navale hanno trasferito costi significativi su imprese e consumatori, mettendo a rischio la continuità delle forniture per un’isola che dipende esclusivamente dalle rotte marittime.

Questa emergenza economica non è solo una questione di prezzi: si tratta di competitività e di sopravvivenza per molte aziende locali. Per continuità territoriale delle merci si intende la capacità delle imprese di approvvigionarsi e di esportare senza subire svantaggi rispetto al resto d’Italia e d’Europa, un concetto oggi messo seriamente in discussione dalla dinamica dei costi.

Dati e impatto economico

Le rilevazioni del Centro Studi evidenziano che il costo del trasporto si è consolidato oltre il 40% in un arco temporale breve, con un incremento che ha trasformato l’assetto dei bilanci aziendali. L’associazione stima che, a causa dell’implementazione dell’ETS marittimo, le imprese sarde abbiano sostenuto oneri aggiuntivi di oltre 150 milioni di euro l’anno nell’ultimo triennio. Questo valore rappresenta una pressione economica tale da compromettere margini e piani di investimento di numerose realtà produttive.

Numeri e proiezioni

Se la situazione dovesse perdurare senza interventi mirati, il Centro Studi avverte che si potrebbe assistere a una progressiva erosione della quota di mercato di interi comparti regionali. Le stime parlano di migliaia di posti di lavoro a rischio in scenari che coinvolgono più filiere contemporaneamente; tale previsione nasce dall’analisi degli incrementi di costo e della dipendenza strutturale della Sardegna dalle vie marittime per logistica, approvvigionamenti ed esportazioni.

Settori più esposti e ricadute sociali

Tra i settori maggiormente vulnerabili vengono indicati l’agroalimentare, il comparto lapideo, la logistica, la manifattura e le filiere connesse. Per molte aziende di queste aree, l’aumento dei costi di trasporto si traduce in una perdita di competitività rispetto a concorrenti nazionali ed europei, con possibili conseguenze sul livello occupazionale e sulla tenuta delle comunità locali.

Scenari occupazionali

Il direttore di Confindustria Sardegna, Andrea Porcu, evidenzia come il combinato disposto tra rincaro dei carburanti e imposizioni legate all’ETS possa spingere alcune imprese a valutare la riduzione dell’attività o, nei casi più gravi, la cessazione definitiva. Questo aumento del rischio imprenditoriale si traduce in incertezza per le famiglie e per il territorio, dove la perdita di posti di lavoro avrebbe effetti negativi molto ampi sul piano sociale ed economico.

Richieste e possibili risposte istituzionali

Per fronteggiare questa situazione, l’associazione degli industriali chiede un intervento economico compensativo da parte della Regione Sardegna e misure che tengano conto delle specificità insulari. In particolare si sollecita un confronto urgente con la presidente Alessandra Todde per definire strumenti volti a garantire la continuità territoriale delle merci e a ripristinare condizioni competitive per le imprese isolane.

Tra le soluzioni prospettate vi sono forme di supporto pubblico temporaneo, strumenti di compensazione per i costi energetici e logistica, oltre a interventi di più ampio respiro che possano mitigare l’effetto dell’ETS sul trasporto marittimo. L’obiettivo dichiarato da Confindustria Sardegna è evitare un impoverimento del tessuto produttivo e proteggere occupazione e investimenti sull’isola.

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