La vicenda che ha scosso Cannigione si è arricchita di un passaggio processuale decisivo con le dichiarazioni spontanee rese davanti alla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tempio Pausania. L’uomo coinvolto, Antonio Martinez di 41 anni, ha fornito una versione dei fatti che contrasta con l’impostazione accusatoria della Procura gallurese spiegando che il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre cercava di proteggere il figlio.
L’episodio è avvenuto a fine giugno e ha provocato il ferimento di un giovane di origine marocchina: le informazioni raccolte indicano una prognosi superiore ai 40 giorni e una lesione alla gamba o al ginocchio. Sulla ricostruzione dei fatti, tuttavia, permangono elementi controversi e una differente sequenza temporale nei resoconti emersi durante le indagini.
La versione dell’indagato e la custodia cautelare
Durante l’udienza, Antonio Martinez ha sostenuto che aveva estratto l’arma a scopo esclusivamente intimidatorio e che lo sparo è avvenuto involontariamente nell’esito di una colluttazione, nel corso della quale avrebbe tentato di difendere il proprio figlio minore. L’uomo si è dichiarato mortificato per l’accaduto e, secondo gli atti, si è costituito spontaneamente presso i militari subito dopo l’evento, accompagnato dal proprio difensore.
Nonostante la versione difensiva, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’indagato, sulla base dei gravi indizi raccolti dagli inquirenti. La misura è motivata dalla necessità di tutela delle indagini e dalla gravità delle contestazioni mosse dalla Procura.
Dettagli sulla dinamica e la difesa personale
Nel racconto fornito dal difensore e dall’indagato, l’azione sarebbe degenerata dopo un diverbio fuori da un locale a Cannigione, quando la presenza di più persone avrebbe portato a una zuffa. In quella fase, l’arma, una 357 Magnum sarebbe stata impugnata per intimorire: la successiva escalation avrebbe causato il proiettile che ha colpito la vittima. La difesa sostiene che i colpi siano partiti senza volontà di uccidere mentre il quadro probatorio delineato dalla Procura è molto più grave.
Accuse della Procura e elementi raccolti dai Carabinieri di Olbia
La Procura gallurese che coordina le indagini svolte dai Carabinieri del reparto territoriale di Olbia contesta a Martinez i reati di lesioni personali gravissime. Le accuse includono l’aggravante connessa all’uso della 357 Magnum e la presenza del figlio minore al momento dei fatti, circostanza ritenuta rilevante per il quadro valutativo della pericolosità.
Ulteriori aggravanti contestate riguardano l’eventuale natura discriminatoria dei commenti pronunciati prima dello sparo: gli inquirenti stanno valutando elementi che configurerebbero un episodio di odio razziale dopo la segnalazione di epiteti a sfondo razziale rivolti alla vittima. Questa circostanza, se confermata, amplia il perimetro e l’intensità dell’accusa.
Prove raccolte e fonte delle ricostruzioni
Le attività investigative hanno compreso l’acquisizione di testimonianze oculari e l’analisi di immagini provenienti da un sistema di videosorveglianza presente in una zona di servizio. Questi elementi sono stati inseriti nel fascicolo coordinato dal sostituto procuratore che sovrintende all’inchiesta, contribuendo alla decisione di procedere con l’arresto e la richiesta di misure cautelari.
Il quadro processuale mostra un confronto netto tra la versione difensiva, che parla di difesa personale e di colpo accidentale durante una lotta, e quella della Procura, che ritiene sussistere gli estremi per una contestazione gravosa con aggravanti specifiche.
Personale coinvolto nell’inchiesta e sviluppi procedurali
Il procedimento vede coinvolti vari soggetti: oltre a Antonio Martinez sono citati il giudice per le indagini preliminari Marcella Pinna il penalista che assiste l’indagato, e il magistrato che coordina l’inchiesta, il procuratore facente funzioni Alessandro Bosco. Anche l’avvocato difensore indicato negli atti, Jacopo Merlini ha curato la strategia processuale della parte indagata durante la fase di costituzione.
Nei prossimi passaggi procedurali si attendono le determinazioni sul prosieguo delle indagini, l’eventuale convalida delle misure cautelari e l’approfondimento delle circostanze relative agli insulti e alle immagini video acquisite. Il fascicolo resta aperto e la valutazione della responsabilità sarà rimessa agli sviluppi probatori.
Le informazioni finora raccolte delineano un episodio complesso, con contrapposizioni nette tra le versioni delle parti e con elementi tecnici (arma, prognosi della vittima, presenza del minore) che hanno determinato scelte investigative e cautelari stringenti.



