Un accordo quadro di quattordici punti è stato firmato a Washington tra Israele e il Libano supportato dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. Il testo, redatto in tre copie e scritto in inglese, delinea un percorso negoziale volto a porre fine al conflitto tra i due Paesi e a stabilire condizioni per una pace sostenibile basata su misure di sicurezza, disarmo e ricostruzione. L’intesa definisce obiettivi condivisi e stabilisce meccanismi di attuazione che coinvolgono le autorità nazionali e il supporto internazionale.
Impegni principali sull’autorità statale e il disarmo
Il documento stabilisce che entrambi i governi intendono porre fine in via definitiva allo stato di conflitto, riaffermando il diritto reciproco di esistere in pace e di vivere in sicurezza come Stati sovrani confinanti. In particolare, il Libano si impegna a ristabilire il monopolio statale sull’uso della forza, raggiungendo il disarmo verificato di tutte le forze armate non statali e garantendo che tali gruppi non esercitino ruoli militari o di sicurezza sul territorio libanese. Questo obiettivo richiede il sostegno di partner internazionali, con il ruolo di guida attribuito agli Stati Uniti.
Contestualmente, il testo prevede che le Forze Armate Libanesi (Laf) ripristinino progressivamente la piena autorità sovrana su tutto il territorio libanese, attraverso un processo reciproco e sequenziale che dipende dal disarmo e dallo smantellamento delle infrastrutture dei gruppi non statali. Il completamento di queste fasi è condizione per il ritiro graduale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) dal territorio libanese.
Zone pilota, verifica e ruolo degli Stati Uniti
Per facilitare il trasferimento di responsabilità, l’accordo prevede il dispiegamento iniziale delle Laf in zone pilota concordate tra Laf e Idf. In queste aree, una volta confermato il disarmo dei gruppi armati non statali e lo smantellamento delle loro infrastrutture, le autorità libanesi assumeranno il controllo della sicurezza, avvieranno sforzi di ricostruzione sostenuti a livello internazionale e permetteranno il rientro sicuro dei civili. Gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo centrale sia nella verifica sia nel sostegno operativo e finanziario a queste fasi.
L’accordo richiede un Allegato sulla Sicurezza che dettagli le misure operative, gli accordi di sicurezza e i meccanismi di verifica necessari per attuare il ritiro delle Idf e il rafforzamento delle Laf. Inoltre, è prevista la costituzione di un gruppo di coordinamento militare con la partecipazione e il sostegno degli Stati Uniti per supervisionare l’implementazione complessiva del quadro negoziale.
Garanzie reciproche e limiti di intervento terzo
Nel testo i due governi rimarcano il diritto intrinseco di difendersi come riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite sottolineando che nessuna terza parte può esercitare tale diritto per loro conto. Il Libano ribadisce inoltre che qualsiasi attore statale o non statale che pretenda di usare la forza senza autorizzazione è illegale in base alle decisioni del governo libanese.
Aspetti politici, economici e condizioni per gli aiuti
L’accordo sancisce che la cessazione della minaccia rappresentata dai gruppi armati non statali — in particolare Hezbollah menzionato nel contesto delle ostilità — è condizione per eliminare la necessità di presenze militari israeliane in Libano. Israele dichiara di non avere ambizioni territoriali nel Paese vicino e collega la propria sicurezza al disarmo e allo smantellamento di queste formazioni sul territorio libanese.
Sul fronte economico, gli Stati Uniti si impegnano a coordinare la mobilitazione di partner internazionali per sostenere la ricostruzione del Libano, con ingenti aiuti umanitari, programmi di ripresa economica e iniziative di investimento. Il Libano, dal canto suo, si impegna a impedire che i fondi destinati alla ricostruzione finiscano a gruppi armati non statali, adottando misure legali per prevenire il finanziamento di tali entità.
I due governi concordano di istituire gruppi di lavoro incaricati di redigere un accordo globale sulla pace e la sicurezza, procedendo con percorsi di impegno diretto facilitati dagli Stati Uniti. L’intento dichiarato è quello di lavorare in buona fede fino al raggiungimento di una pace piena e duratura, che porti stabilità e prosperità ai popoli di entrambe le nazioni.
Infine, il testo esprime apprezzamento per il ruolo degli Stati Uniti nel sostenere questo processo e menziona esplicitamente il contributo politico della presidenza di Donald Trump. L’accordo rimane un quadro iniziale che necessita di implementazione pratica e verifiche per tradurre le promesse formali in risultati concreti sul terreno.



