Gianfranco Murtas, giornalista, saggista e storico mazziniano, ricorda con affetto e nostalgia l’amico monsignor Ottorino Pietro Alberti, arcivescovo di Cagliari, a quattordici anni dalla sua scomparsa. Una amicizia forte e salda durata ventiquattro anni, iniziata con prese di posizioni reciprocamente ostili, ma che poi si è trasformata in una piena sintonia tra i due.
Murtas ricorda con emozione il primo incontro con monsignor Alberti a Nuoro, a Valverde, nell’agosto 1988, alla vigilia della festa del Redentore. Un incontro che ha segnato l’inizio di una collaborazione e di un’amicizia che sarebbe durata fino alla fine.
Un’amicizia nata tra differenze e incomprensioni
Negli anni successivi a quel primo incontro, Murtas e monsignor Alberti furono, paradossalmente, reciprocamente ostili. Murtas pretendeva che l’arcivescovo sostenesse la sua causa in difesa dei giovani ricoverati per l’AIDS ma non ci furono intese. Tuttavia, con il tempo, grazie alla dolcezza e poesia di monsignor Alberti, i due recuperarono una piena confidenza.
Murtas ricorda con affetto come monsignor Alberti lo coinvolse nella predisposizione del testo di una importante omelia un atto di umiltà straordinario che dimostra la grandezza d’animo dell’arcivescovo. Inoltre, monsignor Alberti chiese a Murtas di accompagnarlo nel Capodanno 2001 al carcere di Buoncammino e poi a Serdiana nella comunità di don Cannavera.
Un vuoto incolmabile nella Chiesa e nella cultura sarda
La morte di monsignor Alberti quattordici anni fa ha lasciato un vuoto incolmabile nella Chiesa, nella cultura e nella società sarda. La sua statura intellettuale e le sue esperienze di studio e di lavoro in Continente erano un servizio potenzialmente di grande utilità per la Chiesa regionale.
Murtas riflette sulla superficialità e disattenzione dei contemporanei e dei posteri che creano quelle perdite di chance alle comunità che invece la memoria dell’esempio dei maestri potrebbe e dovrebbe assorbire. La comunità si confonde troppo spesso con il conformismo, e larga parte del nostro clero è cresciuta con le sicurezze del mestiere e la carezza del leaderismo.
L’eredità di monsignor Ottorino Pietro Alberti
Murtas crede che la consapevolezza di pensare ‘oltre’ il recinto della istituzione clericale sia stato il maggiore e migliore dono di monsignor Alberti. La sua capacità di porre la categoria dell’ecclesiale negli spazi trasversali del sociale è un esempio che dovrebbe essere seguito.
Murtas ricorda come monsignor Alberti fosse un nome conosciuto e collaudato negli ambienti dell’emigrazione sarda a Roma, apprezzato autore di numerose pubblicazioni. La sua biblioteca/emeroteca era una meraviglia implementata con testi riguardanti la Sardegna trovati nei negozi specializzati o nei mercatini di piazza anche esteri.
La sua eredità è un dono prezioso che dovrebbe essere ricordato e valorizzato.



