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Palazzo Chigi contesta la norma regionale che fissa 9 euro l’ora

Il Consiglio dei ministri ha esaminato 16 leggi regionali e ha impugnato la normativa della Regione Sardegna che prevede 9 euro come soglia minima per gli appalti, ritenendo alcune disposizioni in contrasto con la normativa statale in materia di concorrenza e con l'articolo 117 della Costituzione

Palazzo Chigi contesta la norma regionale che fissa 9 euro l’ora

Il Consiglio dei ministririunito a Palazzo Chigiha avviato il procedimento di impugnazione della Legge della Regione Sardegna n. 9 del 09/04/2026. Su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoliil governo ha valutato complessivamente 16 provvedimenti regionali e ha ritenuto necessaria l’opposizione formale a taluni articoli della normativa sarda.

Al centro della controversia c’è la parte della legge che introduce una soglia minima retributiva per i contratti pubblici eseguiti sul territorio regionale: la norma stabilisce infatti una misura pari a 9 euro l’ora per le retribuzioni nei contratti di appalto e nelle concessioni affidate dalla Regione, dagli enti locali, dalle aziende sanitarie e dalle società controllate.

Motivazioni del governo e incostituzionalità sollevata

Nel comunicato che ha fatto seguito alla seduta di governo si sottolinea che alcune disposizioni della legge regionale, «eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di concorrenza», violano l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione. Questa citazione costituzionale è il fulcro della scelta di impugnare il provvedimento davanti alla magistratura competente.

La rilevanza dell’articolo 117

L’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione disciplina le materie di legislazione esclusiva e concorrente tra Stato e Regioni, con implicazioni dirette su norme che toccano la concorrenza. Il governo ha sostenuto che, nella parte in cui la legge regionale interviene su soglie retributive applicabili agli appalti pubblici, si crei un possibile conflitto con il quadro normativo nazionale e con le regole sulla libertà di impresa e concorrenza.

Contenuto della legge regionale e ambito di applicazione

La normativa approvata dal Consiglio regionale della Sardegna si intitola «Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici d’appalto o di concessione eseguiti sul territorio regionale». Tra i punti qualificanti figura l’introduzione di una soglia minima di 9 euro per le retribuzioni nei contratti di appalto e concessione che coinvolgono la Regione, gli enti locali, le aziende sanitarie e le società a controllo regionale.

La legge mira a contrastare il cosiddetto dumping contrattualeossia pratiche che comprimono i livelli retributivi e di tutela dei lavoratori negli appalti, e a favorire la stabilità occupazionale nei rapporti derivanti da contratti pubblici. Tuttavia, è proprio l’estensione del potere regionale su tali materie a essere stata ritenuta problematica dal governo.

Ambiti interessati dall’applicazione del salario minimo regionale

L’intervento normativo regionale riguarda contratti stipulati per opere e servizi eseguiti sul territorio sardo e si applica all’azione amministrativa della Regione e degli enti controllati. In tal senso, la legge individua destinatari eterogenei, tra cui le aziende sanitarie locali e le società partecipate, con l’obiettivo dichiarato di uniformare criteri salariali minimi nei rapporti contrattuali pubblici.

Il governo, dall’altra parte, ha richiamato la necessità di salvaguardare la coerenza del quadro normativo nazionale in materia di concorrenza e di evitare che regole regionali possano alterare meccanismi di mercato che rientrano nell’ambito della normativa statale.

Il percorso formale: decisione del 10 giugno 2026 e passaggi successivi

La deliberazione del Consiglio dei ministri si è svolta il 10 giugno 2026 e ha preso in esame complessivamente 16 leggi regionali. Per la normativa sarda, l’impugnazione rappresenta l’avvio di un iter che porterà la questione davanti alla sede competente per la verifica di legittimità costituzionale. La decisione di impugnare non cancella automaticamente la legge, ma attiva il confronto giuridico istituzionale sulle competenze e sui limiti delle autonomie regionali.

La misura legislativa della Regione è datata 09/04/2026 ed è stata approvata dal Consiglio regionale prima della decisione del governo. Ora spetterà ai giudici competenti valutare se le disposizioni contestate eccedano dalle competenze statutarie regionali o prevarichino la normativa statale in materia di concorrenza.

Resta aperto il dibattito politico e giuridico sull’equilibrio tra tutela del lavoro e uniformità del mercato nazionale: la vicenda coinvolge in modo diretto la Regione Sardegna e il governo nazionale, con implicazioni che potrebbero estendersi ad altre norme regionali simili.

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