Da febbraio il Pronto Soccorso Pediatrico dell’Ospedale San Francesco di Nuoro è rimasto chiuso per mancanza di personale, una realtà che ha ripercussioni concrete sulle famiglie del territorio. La decisione ha spostato una parte consistente delle esigenze pediatriche verso il Pronto Soccorso generalenon sempre attrezzato per le specificità dell’età evolutiva, con conseguente aumento delle attese e delle tensioni in reparto. In questo quadro si inserisce il racconto di una madre che ha scelto di rendere pubblica la propria esperienza per denunciare il disagio quotidiano vissuto da molti genitori.
I fatti raccontati riguardano un episodio avvenuto ieri: il figlio della donna, un bambino di 11 anniè caduto mentre giocava in giardino e ha riportato una frattura al polso poi confermata da una lastra. La madre descrive l’iter in ospedale così: “Siamo arrivati al pronto soccorso alle ore 19:00” e, dopo un’attesa che si è protratta «per quattro ore», ha aggiunto: “alle ore 23:00 sono stata costretta ad andare via: mio figlio era senza cenasenza aver ricevuto neanche un bicchiere d’acqua, e davanti a noi c’erano ancora 21 persone in lista“. Il racconto mette in luce sia la sofferenza pratica che la frustrazione emotiva di genitori e bambini.
Impatto sulla gestione delle emergenze pediatriche a Nuoro
La chiusura del reparto pediatrico ha creato una pressione aggiuntiva sul Pronto Soccorso generaledove il personale, pur mostrando grande disponibilità, non sempre può garantire percorsi diagnostici e terapeutici pensati per i più piccoli. La madre intervistata sottolinea la professionalità degli infermieri, ma denuncia turni lunghi e risorse insufficienti: si tratta di una crisi strutturale che va oltre i singoli episodi. Senza un punto di primo intervento dedicato per l’età pediatrica, le famiglie sono costrette a ricorrere a soluzioni alternative, spesso scomode e logisticamente onerose.
Riferimenti a cure specialistiche fuori sede
Nel caso della famiglia protagonista della denuncia, la situazione è resa ancora più critica dalla presenza di una patologia importante nel bambino: per le cure specialistiche la famiglia è già costretta a rivolgersi a strutture di Cagliari o addirittura fuori da Sardegna. Questo determina viaggi, spese e ulteriori stress per chi deve seguire terapie croniche o complesse: la mancanza di servizi locali adeguati incide quindi sia sulle emergenze occasionali sia sulla continuità di cura per condizioni patologiche rilevanti.
Tempi d’attesa, condizioni di assistenza e appello alle istituzioni
L’episodio narrato — attesa dalle 19:00 alle 23:00 e lista con 21 persone davanti — è emblematico di un sistema sanitario locale sotto pressione da mesi. Il personale rimasto in servizio segnala turni massacranti e risorse esigue, elementi che si traducono in maggiori tempi di attesa e in difficoltà per chi necessita di interventi tempestivi. La donna conclude la sua denuncia con un appello rivolto alle istituzioni regionali, sintetizzato nella frase: “I bambini meritano un’assistenza adeguata“, esprimendo il sentimento di abbandono e la richiesta di interventi concreti e urgenti.
La chiusura prolungata del reparto pediatrico dell’Ospedale San Francesco rappresenta quindi non solo un disagio organizzativo, ma un problema che tocca la sicurezza e la qualità dell’assistenza per i più piccoli. Le ricadute interessano sia le emergenze lievi, come una frattura al polso, sia la gestione di patologie croniche che richiedono continuità e specialistica. A seguito di questi fatti, molte famiglie si interrogano su come garantire cure tempestive ai propri figli rimanendo in città.
Il caso porta con sé una domanda di fondo sulle priorità dell’offerta sanitaria locale: come assicurare percorsi adatti ai bambini quando il personale dedicato non è disponibile? La risposta, per ora, passa dalle segnalazioni delle famiglie e dalla necessità di un confronto tra servizi, operatori e istituzioni che tenga conto delle esigenze reali dei pazienti pediatrici del territorio.



