La Sardegna ha messo in campo un confronto pubblico per ripensare il modo in cui vengono gestite le aree protette e i paesaggi naturali dell’isola. A Pula, nella sede del Parco scientifico e tecnologico di Sardegna Ricerche a Piscinamanna, si è svolto il secondo forum regionale intitolato Luoghi protetti, visioni aperte, che ha chiamato a raccolta amministratori, tecnici, rappresentanti istituzionali, università e gestori di parchi. L’obiettivo dichiarato è costruire una Rete Ecologica Regionale concepita non solo come insieme di vincoli, ma come strumento per favorire sviluppo locale e qualità della vita.
La giornata è stata pensata come tappa di un percorso partecipativo: il lavoro sul tavolo è la proposta di legge regionale che definisce criteri, ruoli e strumenti per la creazione della Rete Ecologica Regionale. Il dibattito ha voluto porre al centro la domanda su come connettere parchi, habitat e territori in una pianificazione unitaria, sostenibile e condivisa. I promotori sottolineano l’importanza di una governance capace di valorizzare l’ambiente come infrastruttura strategica per il futuro dell’isola.
Un cambio di paradigma nella gestione delle aree protette
Durante i lavori l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, ha descritto la proposta come un ponte tra tutela e opportunità. L’intento è superare la visione incentrata esclusivamente sui limiti: la nuova norma mira a riconoscere le aree protette come risorse per lo sviluppo economico e sociale dei territori. In questo senso la governance proposta punta a strumenti più flessibili e a processi decisionali che coinvolgano attivamente le comunità locali, trasformando il vincolo in leva per progetti sostenibili.
La partecipazione come elemento chiave
Il confronto ha ribadito la necessità di dare spazio alle realtà locali: amministrazioni comunali, operatori economici e associazioni devono poter contribuire a definire confini, regole e pratiche di gestione. Il sindaco di Pula e presidente del Parco naturale regionale di Gutturu Mannu, Walter Cabasino, ha sollecitato un approccio che parta dalle esperienze e dalle esigenze dei territori, permettendo ai cittadini di diventare protagonisti nelle proposte di istituzione di nuove aree protette.
Contenuti tecnici e confronti istituzionali
Nelle sessioni sono stati affrontati aspetti tecnici e normativi pertinenti alla proposta legislativa: pianificazione, conservazione, regolamentazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Sono intervenuti esperti e dirigenti regionali, tra cui il direttore generale dell’assessorato della Difesa dell’Ambiente, Matteo Muntoni, e il direttore del Servizio tutela della natura e politiche forestali, Andrea Dessy, che hanno offerto chiarimenti sui meccanismi amministrativi necessari per attuare la Rete Ecologica Regionale e per garantire coerenza tra strumenti di pianificazione e obiettivi di conservazione.
Visione giuridica e opportunità
La proposta è stata analizzata anche dal punto di vista costituzionale: il professore associato di diritto costituzionale dell’Università di Cagliari, Giovanni Coinu, ha evidenziato come la legge possa aprire nuovi spazi di valorizzazione, conciliando i diritti alla tutela dell’ambiente con le istanze di sviluppo delle comunità. Si è discusso di come armonizzare le competenze e di quali strumenti normativi adottare per favorire applicazioni concrete sul territorio.
Restituzione e pratica sul campo
Il forum si è concluso con la restituzione pubblica dei risultati dei tavoli tematici e con un’escursione nel Parco naturale regionale di Gutturu Mannu, scelta anche come momento simbolico per riportare il dibattito dentro i luoghi interessati. L’uscita sul territorio ha consentito ai partecipanti di osservare le dinamiche ambientali e di discutere soluzioni pratiche per coniugare tutela e fruizione sostenibile.
Nel complesso l’iniziativa ha mostrato una volontà condivisa di trasformare la gestione delle aree naturali in un processo inclusivo e orientato al futuro: la Rete Ecologica Regionale viene presentata come un sistema integrato che può sostenere la resilienza ambientale, l’economia locale e il benessere delle comunità. I prossimi passaggi prevedono l’ulteriore confronto territoriale e l’elaborazione finale della proposta normativa, con l’obiettivo di passare da idee condivise a strumenti operativi.