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Riciclo plastica in Sardegna: avvio trasferimenti e criticità del sistema

La Sardegna affronta una crisi nel riciclo degli imballaggi in plastica. Scopri come le nuove aree di stoccaggio a Macchiareddu e i trasferimenti verso il continente stanno cercando di risolvere il problema.

Riciclo plastica in Sardegna: avvio trasferimenti e criticità del sistema

La Sardegna si trova ad affrontare una crisi senza precedenti nel settore del riciclo degli imballaggi in plastica. A partire dalle ore 7 di mercoledì 12 agosto, le nuove aree di stoccaggio temporaneo individuate a Macchiareddu dal Cacip e Tecnocasic diventeranno operative. Questo intervento è essenziale per gestire l’accumulo di materiali che ha raggiunto livelli critici in molte aree dell’isola.

L’avvio dei trasferimenti e le nuove capacità di stoccaggio

Dalle prime ore del mattino di mercoledì, SO.MA. Ricicla inizierà a trasferire il materiale eccedente verso i nuovi spazi di stoccaggio. Questo processo permetterà di liberare capacità operativa nel piazzale della società, consentendo ai Comuni di riprendere gradualmente i conferimenti. La nuova capacità immediatamente disponibile è di circa 1.000 tonnellate con l’auspicio che ulteriori spazi, stimati in diverse migliaia di tonnellate, possano diventare operativi nei primi giorni di settembre.

I flussi in uscita e il ruolo di COREPLA

Un primo segnale positivo riguarda i flussi in uscita. Grazie all’intervento di COREPLA circa 600 tonnellate di imballaggi in plastica verranno trasferite verso centri di selezione situati nel continente. Questo trasferimento è cruciale per liberare spazio e garantire una certa stabilità al sistema, anche se non risolve completamente la crisi.

Le sfide future e il ruolo della Regione

L’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi ha espresso gratitudine ai sindaci e ad ANCI Sardegna per il loro impegno. Tuttavia, ha sottolineato che la crisi non nasce in Sardegna, ma è legata a una contrazione del mercato dei materiali riciclati e al rallentamento dei flussi verso gli impianti di recupero a livello nazionale. La condizione di insularità aggrava ulteriormente la situazione, limitando la possibilità di ricorrere rapidamente a impianti alternativi e aumentando tempi e costi di trasporto.

La Regione ha rappresentato ripetutamente la gravità della situazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo una regia nazionale e misure capaci di impedire che i maggiori costi e le conseguenze della crisi ricadano sui Comuni e sui cittadini. Le nuove aree di stoccaggio e l’avvio dei trasferimenti verso il continente rappresentano un passo avanti, ma non sostituiscono l’intervento necessario a livello nazionale.

“L’emergenza non è rientrata – conclude Laconi –. Lo sarà soltanto quando saranno ripristinati flussi in uscita regolari, continuativi e adeguati. Finché il Governo non porrà rimedio alle criticità della filiera nazionale e COREPLA non garantirà una programmazione certa dei ritiri, il problema non soltanto resterà aperto, ma rischierà di aggravarsi. La Sardegna sta facendo tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità, ma non può essere lasciata sola ad assorbire gli effetti di una crisi che riguarda l’intero Paese.”

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