La Regione Sardegna ha convocato una videoconferenza con oltre 170 sindaci e ha attivato nuove aree di stoccaggio temporaneo per gli imballaggi in plastica, disponibili dall’11 e dal 12 agosto nelle piattaforme indicate, a fronte di una crisi della filiera nazionale del riciclo che ha creato un ingorgo negli impianti.
Perché la misura è stata attivata
La decisione è stata presa perché la contrazione del mercato dei materiali riciclati e il rallentamento dei flussi verso gli impianti di recupero avevano accumulato quantitativi che rischiavano di interrompere il servizio di raccolta. La Sardegna, per la sua insularità, ha dichiarato difficoltà maggiori nel trasferimento dei rifiuti verso la Penisola, rendendo urgente l’individuazione di soluzioni temporanee e la richiesta di un intervento nazionale coordinato.
Videoconferenza con i sindaci e disposizioni per i Comuni
La videoconferenza convocata dall’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi ha coinvolto oltre 170 sindaci e i principali enti locali per definire misure contingibili e urgenti ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Ai Comuni è stato chiesto di individuare aree idonee per il deposito provvisorio e di valutare l’emissione di ordinanze ove necessario, per evitare che il rallentamento dei ritiri blocchi la raccolta differenziata.
Nel corso dell’incontro la Regione ha specificato che, allo stato, non si sono registrate le paventate criticità nella raccolta del secco residuo e che la crescita della differenziata rimane l’obiettivo da preservare. È stata inoltre ribadita la necessità di monitorare quotidianamente la situazione e di coordinare la logistica tra Comuni, Province e Città metropolitane.
Nuove aree di stoccaggio: capacità e tempistiche
Sono state attivate nuove aree di stoccaggio temporaneo con una capacità complessiva indicata in precedenza come circa 2.000 tonnellate per le piattaforme di CACIP e del CIPNES Gallura, rispettivamente disponibili da martedì 11 agosto e mercoledì 12 agosto. A queste si aggiungono circa 700 tonnellate presso il sito di Scala Erre rese disponibili dall’ordinanza del Sindaco metropolitano di Sassari per una capacità complessiva di 2.700 tonnellate temporanee.
Un’ulteriore area a Macchiareddu è entrata in funzione con qualche giorno di ritardo rispetto al piano iniziale e ha reso immediatamente disponibili circa 1.000 tonnellate. È stato avviato un iter autorizzativo per ampliare gli spazi con ulteriori migliaia di tonnellate che potrebbero risultare disponibili nei primi giorni di settembre, ma la riapertura degli spazi non equivarrebbe a una soluzione strutturale senza la continuità dei ritiri in uscita.
Ruolo di COREPLA, flussi in uscita e richieste al Governo
La Regione ha insistito sul ruolo decisivo di COREPLA nel ripristinare ritiri regolari e adeguati. Senza una programmazione stabile dei trasferimenti verso impianti della Penisola la capacità temporanea di 2.700 tonnellate rischia di esaurirsi. Il 29 giugno l’assessora Laconi, nella veste di coordinatrice della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni, aveva promosso un’audizione con i vertici dei consorzi per evidenziare la dimensione nazionale del problema.
Nei contatti istituzionali si registrano date chiave: l’8 luglio la questione era stata portata al viceministro Vannia Gava il confronto è proseguito il 20 e il 24 luglio con incontri tecnici con i consorzi e gli enti gestori degli impianti, e il 25 luglio l’assessora ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente chiedendo un intervento urgente del Governo.
La Regione ha anche segnalato che alcuni trasferimenti in uscita sono stati già programmati: COREPLA ha disposto il trasferimento di circa 600 tonnellate verso impianti di selezione nella Penisola, ma ha avvertito che si tratta di un primo passo insufficiente senza una regolarità continuativa dei ritiri.
Dichiarazioni ufficiali e stato di emergenza
L’assessora Rosanna Laconi ha ringraziato i soggetti coinvolti: “Ringrazio i sindaci, ANCI Sardegna CACIP Tecnocasic e CIPNES Gallura per la rapidità e il senso di responsabilità dimostrati. Le 2.700 tonnellate di capacità di stoccaggio temporaneo ci consentono di guadagnare tempo, ma non sono la soluzione: questo argine può reggere soltanto se COREPLA ripristina subito ritiri regolari e adeguati ai quantitativi conferiti”.
In un’altra dichiarazione ufficiale Laconi ha aggiunto: “Non è accettabile – conclude l’assessora Laconi – che una crisi nazionale venga scaricata sui Comuni e sulla Sardegna, più esposta per l’insularità. La Regione ha agito per tempo, ma le misure locali non possono supplire indefinitamente alle insufficienze del sistema nazionale. Il Governo intervenga ora e il sistema consortile rispetti i propri impegni: i costi e i rischi della crisi non possono ricadere sui Comuni e sui cittadini sardi”.



