3 Giugno 2026 ☀ 20°

Transizione energetica in Sardegna: ritardi, contenziosi e potenzialità da sbloccare

La legge regionale sulle aree idonee, le sentenze della Consulta e i dati su potenza installata spiegano il ritardo della Sardegna nella diffusione delle rinnovabili

Transizione energetica in Sardegna: ritardi, contenziosi e potenzialità da sbloccare

La Sardegna si trova a una svolta complessa: da un lato ci sono le potenzialità ambientali e produttive dell’isola, dall’altro norme e pronunce che rallentano l’espansione delle energie rinnovabili. Secondo il report di Legambiente «Italia Rinnovabile», con l’attuale ritmo di realizzazione degli impianti l’isola potrebbe impiegare fino a venticinque anni per raggiungere i 6,2 GW aggiuntivi assegnati dal Decreto Aree Idonee. Nel mezzo emergono contenziosi istituzionali e dati tecnici che meritano un’analisi approfondita.

Il dibattito non è solo accademico: progetti già in fase avanzata di approvazione promettono quasi 13.000 nuovi posti di lavoro, secondo stime di Svimez, e pratiche come l’agrivoltaico vengono indicate come strumenti utili all’agricoltura e all’adattamento climatico. Ma il quadro normativo e le decisioni giudiziarie condizionano la capacità di trasformare proposte in cantieri operativi.

Il punto sui numeri: capacità installata e gap regionale

La Sardegna detiene circa il 4,8% della capacità rinnovabile nazionale e si colloca al decimo posto tra le regioni italiane. A marzo 2026 la potenza totale installata era di 3.994,6 MW, suddivisa in eolico (1.267,2 MW), fotovoltaico (2.057 MW), idroelettrico (537,1 MW) e bioenergie (133,2 MW). La capacità di accumulo è limitata a soli 163,4 MW, un valore che rende più complessa la gestione delle fluttuazioni di produzione.

Fotovoltaico, eolico e accumulo

Nonostante la Sardegna goda di uno dei più elevati livelli di irraggiamento solare in Italia, la diffusione del fotovoltaico è inferiore rispetto alle regioni leader. Al contrario, l’isola resta tra le prime per presenza di impianti eolici, contribuendo con altre cinque regioni al 91,2% della capacità nazionale eolica complessiva. Il basso sviluppo dell’accumulo rappresenta un collo di bottiglia per aumentare la quota di energia non programmabile integrata nella rete.

La legge 20 e il conflitto istituzionale

Al centro delle tensioni c’è la legge regionale 20/2026 sulle aree idonee, uno strumento pensato per definire dove sia possibile installare impianti di scala industriale. Secondo diverse ricostruzioni, gli allegati tecnici hanno escluso gran parte del territorio: tra il 96% e il 99% è stato classificato come non idoneo, limitando di fatto l’applicazione delle norme di semplificazione previste a livello nazionale e comunitario.

I pronunciamenti della Consulta

La vicenda è passata attraverso la Corte costituzionale. Con la sentenza n. 184 del 16 dicembre 2026 la Consulta aveva già dichiarato l’incostituzionalità parziale di alcuni aspetti della legge. Successivamente, con la sentenza n. 88 depositata il 25 maggio 2026 la Corte ha accolto i conflitti di attribuzione promossi dalla Regione contro alcuni decreti del Ministero dell’Ambiente che avevano autorizzato progetti di agrivoltaico nelle province di Oristano e Sassari disapplicando la normativa regionale. La Corte ha ricordato che solo essa può dichiarare l’illegittimità costituzionale di una legge e, per questo motivo, ha annullato i provvedimenti ministeriali adottati senza tener conto della normativa regionale vigente.

Implicazioni pratiche e scenari futuri

Nonostante la pronuncia del 25 maggio 2026 abbia ribadito la centralità del controllo costituzionale, il suo impatto pratico è limitato: la declaratoria di incostituzionalità parziale del dicembre 2026 ha già modificato il quadro giuridico. Resta tuttavia una questione politica e amministrativa rilevante: come bilanciare la tutela del territorio con la necessità di accelerare la transizione energetica e sfruttare le opportunità occupazionali.

Organizzazioni ambientaliste come Legambiente chiedono alla Regione un cambio di rotta: valutare i progetti «nel merito», respingendo quelli dannosi e approvando quelli validi in tempi certi. I rappresentanti dell’associazione, tra cui Giorgio Querzoli e Marta Battaglia, sottolineano il rischio che la scelta di non decidere dia forza a un modello energetico ancora dipendente dal metano e dal carbone, con costi economici e ambientali che si protrarranno fino al 2038 se non si interviene.

Tra opportunità e ostacoli

Nel breve periodo, il compito delle istituzioni sarà trovare equilibrio: aggiornare gli allegati tecnici della legge, accelerare le procedure autorizzative per i progetti seri e progettare strategie di accumulo e integrazione di rete. Sul tappeto restano temi concreti come la gestione delle aree protette, la prevenzione delle speculazioni e la promozione dell’agrivoltaico come strumento di resilienza per l’agricoltura.

In sintesi, la Sardegna possiede risorse naturali e proposte industriali in grado di sostenere una rapida transizione, ma il mix di scelte normative e contenziosi giudiziari ha finora rallentato il processo. La partita si gioca ora tra Regione, operatori e giurisdizioni: le decisioni che verranno prese determineranno se l’isola riuscirà a trasformare le potenzialità in cantieri, posti di lavoro e benefici climatici concreti.

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