Nel Ragusano una giovane di origine albanese è stata allontanata dal proprio nucleo familiare e collocata in una comunità protetta per minori. L’intervento è stato deciso dalla Digos di Ragusa, che ha agito su ordine della Procura per i Minorenni di Catania, a seguito di accuse di auto-addestramento e di apologia del terrorismo, anche a livello internazionale. La misura di protezione è stata adottata per impedire ulteriori rischi sia per la ragazza sia per la collettività, in un contesto dove le autorità stanno intensificando le operazioni contro la radicalizzazione giovanile.
La pista investigativa è nata grazie a una segnalazione dell’AISI, che aveva individuato un profilo TikTok in cui venivano diffusi messaggi a sfondo jihadista. Gli inquirenti hanno quindi proceduto a un esame forense del cellulare della minore, scoprendo un percorso di radicalizzazione profonda. Tra i contenuti rinvenuti spiccano foto e video legati allo Stato Islamico, materiale creato mediante intelligenza artificiale, manuali per la fabbricazione di esplosivi domestici e messaggi a sfondo antisemita. Inoltre, sono emerse comunicazioni con soggetti riconducibili al gruppo terrorista Daesh.
Scoperta di contenuti jihadisti sul profilo TikTok
L’analisi del profilo TikTok ha rivelato una costante diffusione di propaganda jihadista, con brevi clip che esaltavano le azioni del cosiddetto Stato Islamico. Alcuni dei video erano stati modificati con algoritmi di intelligenza artificiale, rendendo più realistico l’utilizzo di armi e tecniche di combattimento. Gli investigatori hanno inoltre rilevato la presenza di link a gruppi chiusi dove venivano scambiate istruzioni per la costruzione di ordigni esplosivi, rendendo evidente l’intenzione della ragazza di auto-addestrarsi a fini terroristici. La presenza di questi elementi ha confermato la gravità del caso, portando alla decisione di un provvedimento cautelare.
Elementi concreti di supporto alla violenza: contatti e video di aggressione
Oltre al materiale teorico, la giovane aveva condiviso un video dell’aggressione avvenuta a marzo contro una docente in una scuola della provincia di Bergamo. Il filmato mostrava l’attacco in tempo reale, alimentando il timore di un possibile collegamento tra la sua ideologia e atti di violenza reale. Le indagini hanno inoltre svelato contatti diretti con individui legati al Daesh, scambi di messaggi criptati e la partecipazione a chat dove venivano discusse strategie operative. Tali scoperte hanno rafforzato il profilo di pericolo, giustificando l’intervento delle forze dell’ordine e il coinvolgimento della magistratura minorile.
Provvedimento di ordine giudiziario e collocamento nella comunità protetta
Su disposizione della Procura per i Minorenni di Catania, la Digos di Ragusa ha eseguito il trasferimento della ragazza nella struttura designata per la tutela dei minori a rischio. La misura, prevista dalla normativa sul contrasto dei minorenni, prevede l’isolamento da ambienti potenzialmente influenzanti, la sorveglianza costante e l’accesso a programmi di de-radicalizzazione. Le autorità hanno sottolineato che la decisione non equivale a una condanna penale, ma a una risposta preventiva volta a interrompere il processo di induzione verso il terrorismo. Il caso rappresenta un esempio significativo di come le forze dell’ordine e la magistratura stiano collaborando per contrastare la diffusione di ideologie estremiste tra i più giovani.
Il caso della minore albanese di Ragusa evidenzia la crescente capacità delle piattaforme digitali di fungere da terreno fertile per la propaganda estremista. Le autorità, attraverso la collaborazione tra AISI, Digos e Procura, hanno dimostrato che è possibile intervenire tempestivamente, anche prima che la radicalizzazione si traduca in azioni concrete. Resta comunque cruciale potenziare l’educazione digitale e i programmi di monitoraggio, affinché altre realtà simili possano essere individuate e gestite prima che evolvano in minacce più gravi.



