Negli ultimi mesi il funzionamento dei presidi di emergenza-urgenza nel territorio dell’Asl 5 è finito al centro di un confronto acceso tra sindacati medici e direzione sanitaria. I nodi principali riguardano la carenza di personale conseguente alla scadenza dei contratti dei medici a gettone e le misure organizzative attivate dall’ente sanitario.
Da una parte la federazione sindacale Cimo–Fesmed ha lanciato un appello alla presidente della Regione, Alessandra Todde descrivendo una situazione che secondo i rappresentanti sindacali mette a rischio la sicurezza delle prestazioni; dall’altra la direttrice generale di Asl 5Grazia Cattina ha illustrato le azioni attivate a livello aziendale e regionale per garantire la continuità dei servizi.
Organico e numeri dopo la scadenza dei contratti: dati verificati
Al 30 giugno 2026, data di scadenza del contratto con la società che forniva le prestazioni dei medici a gettone, la situazione degli organici risultava così sintetizzabile: nel Pronto soccorso di Oristano erano in servizio 5 medici strutturati, a Bosa 1 medico e al Punto di Primo Intervento di Ghilarza 0. Nonostante la scadenza dei contratti, al momento attuale i tre presidi rimangono operativi grazie a interventi organizzativi e a nuove convenzioni.
Secondo la federazione Cimo–Fesmed, rappresentata in questo caso dai dottori Marco Obinu e Giampiero Sulis la presenza prevista dai turni è oggi di un unico medico nei turni notturni e di due medici nei turni diurni: una dotazione che i sindacalisti definiscono insufficiente per il principale presidio provinciale dell’emergenza-urgenza. Nella nota sindacale si legge una frase netta: “La situazione del Pronto soccorso dell’ospedale di Oristano è ormai diventata insostenibile.“
Interventi dell’Assessorato regionale e del tavolo di coordinamento
Dal febbraio scorso il tavolo di coordinamento composto dai direttori generali delle Aziende sanitarie e da Ares ha lavorato per elaborare e correggere misure operative. L’Assessorato regionale della Sanità ha svolto un ruolo di raccordo per monitorare gli effetti delle azioni intraprese e rimodularle quando necessario. La direzione aziendale di Asl 5 sottolinea che la collaborazione istituzionale è stata continua e mirata a mantenere i servizi di emergenza-urgenza attivi.
In Asl Oristano sono stati utilizzati bandi per manifestazioni d’interesse rivolte a professionisti iscritti all’Albo regionale e il bando Ares per creare un Albo Unico Regionale di medici in libera professione destinati all’emergenza-urgenza. Finora queste procedure hanno portato alla contrattualizzazione di 11 professionisti.
Convenzioni e supporti esterni
Tra le azioni specifiche è stata stipulata una convenzione con l’ospedale Brotzu individuata come partner per fornire supporto operativo. La direzione di Asl 5 esprime fiducia sul fatto che questo tipo di collaborazione porterà i risultati attesi, contribuendo a stabilizzare i turni e a integrare gli organici.
Critiche sindacali e le accuse sulla programmazione
I rappresentanti di Cimo–Fesmed rimarcano che la fine del ricorso ai medici a gettone era prevedibile e che le scadenze contrattuali erano note da mesi: “La fine del ricorso ai medici a gettone era conosciuta da mesi” è una delle affermazioni alla base della critica verso la pianificazione regionale. Secondo i sindacalisti, la rimozione del sistema dei gettonisti senza un’alternativa consolidata ha trasferito il peso della crisi sui medici dipendenti e sui cittadini.
Nel documento congiunto i medici denunciano che in passato il ricorso ai gettonisti aveva rappresentato una risposta emergenziale e costosa e che la mancanza di un piano di fidelizzazione e di incentivi per i professionisti ha aggravato la carenza di specialisti in Medicina d’Emergenza-Urgenza. I sindacati avvertono che la riduzione dei turni—da due medici notturni e tre diurni a numeri inferiori—accresce le responsabilità individuali e il rischio clinico: “È una scelta che mette in difficoltà chi lavora“, affermano.
La direttrice generale Grazia Cattina ribadisce invece che non si è stati inattivi: le misure di sostegno organizzativo sono state predisposte, il direttore sanitario e la direttrice del Pronto soccorso monitorano costantemente la situazione e vengono impiegati medici appartenenti ad altre unità operative per coprire turni critici. Secondo la direzione, l’operatività attuale dei presidi è il frutto di un lavoro coordinato e continuativo, non di inerzia.
La questione rimane al centro del dibattito pubblico e istituzionale, con sindacati che richiedono interventi urgenti e la direzione aziendale che punta su reclutamenti, convenzioni e monitoraggio per garantire la sicurezza delle cure nel territorio di competenza dell’Asl 5.



