In Sardegna, la questione del suicidio assistito è tornata al centro dell’attenzione grazie all’impegno dell’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale. L’organizzazione ha recentemente presentato una diffida formale alla direzione generale dell’Asl Gallura e un’istanza di vigilanza all’assessorato regionale dell’Igiene e Sanità chiedendo la nomina della Commissione multidisciplinare permanente prevista dalla legge regionale sul fine vita.
La legge regionale numero 26 del 18 stabilisce che ogni azienda sanitaria debba istituire questa Commissione entro 15 giorni dall’entrata in vigore della norma, quindi entro il 3. Tuttavia, secondo l’associazione, a oggi sono trascorsi circa 300 giorni senza che la Commissione risulti pienamente operativa presso l’Asl Gallura.
La composizione della Commissione e i ritardi nell’Asl Gallura
La Commissione multidisciplinare dovrebbe essere composta da diverse figure sanitarie specialistiche: un medico palliativista un neurologo uno psichiatra un anestesista-rianimatore uno psicologo e un infermiere. Il suo compito è garantire un supporto multidisciplinare nell’ambito delle procedure legate al fine vita.
L’associazione ha richiesto l’accesso agli atti all’Asl Gallura il 20 luglio, ricevendo una risposta il 29 luglio. Nella comunicazione, firmata dal direttore sanitario facente funzioni, l’azienda sanitaria ha spiegato che la procedura non è stata ancora conclusa a causa della assenza delle professionalità codificate dalla norma. Una motivazione che, secondo l’associazione, non chiarisce quali siano le figure mancanti né quali iniziative siano state intraprese per individuare i professionisti necessari.
Le richieste dell’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale
La diffida chiede all’Asl di fornire indicazioni dettagliate sulle professionalità non ancora reperite e sulla documentazione relativa alle azioni avviate per completare la composizione della Commissione. Parallelamente, l’istanza rivolta alla Regione punta a ottenere un intervento di vigilanza sull’operato dell’azienda sanitaria gallurese. L’associazione chiede inoltre che, qualora la difficoltà sia effettivamente legata alla carenza di alcune competenze specialistiche, vengano valutate soluzioni organizzative come la mobilità interaziendale o accordi con altre aziende sanitarie regionali che abbiano già istituito organismi analoghi.
La sentenza della Corte Costituzionale e le implicazioni
La vicenda si inserisce nel contesto della recente pronuncia della Corte Costituzionale. Il ricorso presentato dal Governo contro alcune parti della legge regionale si è concluso il 24 luglio con la sentenza numero 148/2026, che ha dichiarato illegittime alcune disposizioni specifiche della normativa sarda. Tuttavia, la Consulta non ha modificato l’articolo 3 della legge, quello che istituisce proprio la Commissione multidisciplinare permanente.
Secondo Sardegna Radicale, quindi, l’obbligo di costituzione dell’organismo resta valido e non possono essere richiamate incertezze normative per giustificare il mancato completamento dell’iter. Il ritardo rischierebbe di creare una differenza nell’applicazione della legge tra cittadini residenti in territori diversi dell’isola, con conseguenze sull’accesso alle procedure previste dalla normativa.
Dopo la richiesta di accesso agli atti alla Asl Gallura abbiamo agito con una diffida alla Asl e con un’istanza alla Regione Sardegna perché si faccia garante della legge per cui ha lottato ha dichiarato Laura Di Napoli.
Sulla stessa linea, Valentina Campus ha sottolineato che, secondo l’associazione, il mancato funzionamento della Commissione rappresenterebbe un ostacolo all’applicazione uniforme della normativa regionale. È un’ingiustizia che la legge regionale sul suicidio assistito, che dovrebbe essere applicata in tutta la Sardegna, resti inapplicata in Gallura ha affermato.
La richiesta ora passa quindi alla direzione dell’Asl Gallura e all’assessorato regionale competente, chiamati a chiarire le ragioni del ritardo e le eventuali misure previste per completare l’istituzione della Commissione.



