La Sardegna si trova al centro di una nuova controversia legata al sistema carcerario. Questa mattina, 40 detenuti sottoposti al regime del 41-bis sono arrivati all’aeroporto militare di Decimomannu a Cagliari, per essere trasferiti nel carcere di Cagliari-Uta. Un altro gruppo di detenuti è atteso nel pomeriggio, portando il totale a 92 i detenuti sottoposti a questo regime di carcere duro che verranno ospitati a Uta.
Il trasferimento è avvenuto a bordo di un aereo della Guardia di Finanza partito dallo scalo di Pomezia. L’operazione è stata caratterizzata da un imponente dispiegamento di forze dell'ordine, con pattuglie di carabinieri, polizia di Stato, polizia penitenziaria e Guardia di Finanza lungo le strade dell’hinterland di Cagliari. L’area attorno al carcere, situato a circa 20 chilometri dal capoluogo, è stata completamente blindata.
La visita del ministro Nordio e le critiche della Regione
Il mese scorso, il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inaugurato a sorpresa la nuova sezione detentiva per i 41-bis nel carcere di Cagliari-Uta. Tuttavia, la decisione di concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi ha suscitato forti critiche da parte della presidente della Regione autonoma della Sardegna, Alessandra Todde.
“Con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, il ministro Nordio porta a compimento una scelta imposta alla Sardegna, sottraendosi fino all’ultimo al confronto con la Regione”, ha dichiarato Todde. “Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio. Nessuna risposta”, ha attaccato Todde.
La presidente della Regione ha criticato l’approccio unilaterale del governo, definendolo “arrogante” e paragonando la Sardegna alla Cayenna d’Italia. “Il governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia. E lo fa conoscendo le condizioni delle carceri sarde. Uta è già oltre la propria capienza, Bancali vive una situazione analoga e il sistema deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione”, ha aggiunto.
La situazione delle carceri in Sardegna
Secondo i dati del Ministero, al 31 agosto erano presenti 2.451 detenuti negli istituti penitenziari sardi, per un totale di 2.583 posti disponibili. Tuttavia, questi numeri non tengono conto delle 90 celle già occupate dai 41-bis a Sassari-Bancali e dei 300 posti “liberi” per lavori a Badu ‘e Carros.
“La Sardegna ha raggiunto il massimo storico di detenuti presenti negli Istituti penitenziari. Un numero destinato a salire ancora con l’arrivo dei 41-bis a Cagliari-Uta”, ha commentato la presidente dell’associazione Socialismo Diritti RiformeMaria Grazia Caligaris. “Nulla è cambiato per il personale medico, infermieristico e della sicurezza“, ha aggiunto.
La situazione delle carceri in Sardegna è quindi critica, con una saturazione che rischia di peggiorare ulteriormente con l’arrivo dei nuovi detenuti al 41-bis. Le critiche della Regione e delle associazioni sottolineano la necessità di un intervento urgente per migliorare le condizioni delle strutture carcerarie e garantire adeguati servizi sanitari e di sicurezza.



