Nel 2022, un individuo di 48 anni ha iniziato a operare nella zona più affollata della capitale, sfruttando il flusso costante di visitatori che si accalcano intorno al Colosseo. Il suo travestimento era curato nei minimi dettagli: indossava un’elaborata armatura da centurione romano e portava con sé un grande scudo di plastica, attirando così l’attenzione di chi desiderava una foto ricordo.
Il metodo era semplice ma spietato. Accompagnato da un complice, si avvicinava ai turisti, chiedendo loro di posare per una foto “autentica” davanti al monumento. Dopo aver scattato, i due uomini iniziavano a fare pressione, minacciando le vittime con violenza verbale e, in alcuni casi, con gesti intimidatori, per costringerle a pagare somme ben al di sopra del prezzo di mercato per una semplice fotografia.
Il modus operandi del fittizio centurione al Colosseo
Le richieste di denaro, spesso presentate come “un contributo per la ricostruzione dei costumi storici”, sfociavano in veri e propri atti di estorsione. Le cifre richieste variavano da qualche centinaio a diverse migliaia di euro, a seconda della disponibilità percepita della vittima. In più, i responsabili non si limitavano a riscuotere il pagamento sul posto.
Minacce e prelievi agli sportelli automatici
In numerosi casi, i turisti venivano accompagnati, sotto forte intimidazione, fino agli sportelli automatici (ATM) più vicini. Lì, i due aggressori costringevano le vittime a prelevare contanti che venivano poi consegnati ai rapinatori. Questo passo aggiuntivo trasformava la semplice richiesta fotografica in una vera rapina poiché le vittime si trovavano costrette a prelevare somme ingenti da conti bancari altrui.
L’arresto a Iglesias e il percorso giudiziario
Le indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Tula con il supporto della Stazione di Iglesias, hanno permesso di rintracciare il sospetto all’interno di una comunità terapeutica situata nel territorio di Iglesias, dove l’uomo era temporaneamente ricoverato. Dopo aver raccolto le testimonianze delle vittime e verificato le telecamere di sorveglianza, le forze dell’ordine hanno eseguito l’ordinanza di carcerazione emessa dall’Autorità giudiziaria.
L’uomo è stato quindi consegnato alla giurisdizione competente per i reati di rapina ed estorsione con una condanna che prevedeva una pena detentiva da scontare nella Casa Circondariale di Uta.
Il trasferimento a Uta e le precedenti segnalazioni
Prima di questo episodio, i Carabinieri della stazione di Tula avevano già segnalato il soggetto per comportamenti aggressivi, minacce nei confronti della madre e atti di autolesionismo. Tali precedenti hanno contribuito a rafforzare la decisione dell’Autorità giudiziaria di disporre la detenzione preventiva. Dopo le formalità di rito e le procedure di identificazione, l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Uta dove sconta la pena inflitta per i reati commessi contro i turisti.



