La questione delle alluvioni del Temo a Bosa ha visto un nuovo capitolo con la conferenza di servizi del 15 luglio 2026. La decisione finale, presa dal Commissario per il rischio idrogeologico ha scelto la diga di laminazione in località San Martino come soluzione più efficace per mitigare il rischio idraulico.
Questa scelta è stata accolta con critiche da parte dei sindaci di Bosa, Magomadas, Montresta e Tinnura, che hanno puntato il dito contro il sindaco di Suni e neo eletto presidente dell’Unione dei Comuni della Planargia. Tuttavia, la verità dei fatti, emersa dalla conferenza di servizi, parla chiaro.
La scelta tecnica: perché la diga di San Martino
La conferenza di servizi ha valutato due soluzioni alternative: la realizzazione di gallerie scolmatrici sotterranee nel territorio di Suni e la costruzione della diga di laminazione in località San Martino. La scelta finale è stata basata su criteri tecnici rigorosi, valutati da una commissione di esperti super partes.
La soluzione C1, che prevede la diga di San Martino, è risultata superiore dal punto di vista idraulico. Secondo il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) la diga riduce la portata in ingresso a Bosa a 488.1 mc/s, rispetto ai 580.16 mc/s della soluzione C2. Inoltre, la diga di San Martino ha ottenuto il punteggio più alto nella valutazione complessiva.
Le critiche del Comune di Bosa
Nonostante la superiorità tecnica della diga di San Martino, l’Amministrazione Comunale di Bosa ha espresso parere negativo. Le critiche principali riguardano la vicinanza della diga all’abitato e gli impatti ambientali e sociali. Tuttavia, il Genio Civile di Oristano ha espresso preferenza per la soluzione C1, sottolineando i vantaggi di un intervento puntuale.
Le conseguenze della decisione
La decisione finale del Commissario per il rischio idrogeologico ha sconfessato le critiche dei sindaci di Bosa, Montresta, Magomadas e Tinnura. La soluzione scelta, con un costo di circa 130 milioni di euro, è stata osteggiata unicamente dal Comune di Bosa, che ha espresso contrarietà senza addurre motivazioni tecniche valide.
Il procedimento regionale continua il suo iter, procedendo con le fasi successive di progettazione delle opere previste nel Rio Piras. La responsabilità politica e morale di rifiutare la soluzione tecnica spetta unicamente all’Amministrazione Comunale di Bosa, che ha scelto di non accettare la risoluzione della difesa idraulica della città.
La questione delle alluvioni del Temo a Bosa è un tema di estrema delicatezza, che impone assoluto rigore informativo. Le grida manzoniane dei quattro sindaci contro il sindaco di Suni sono state sconfessate dagli atti istruttori della conferenza di servizi e dalla determinazione del 15 luglio 2026.
Il presidente dell’Unione dei Comuni della Planargia ha annunciato la convocazione dell’assemblea per la nomina della giunta, superando ogni atteggiamento e condotta ostativa. L’intervento è stato reso necessario per contrastare la strumentalizzazione di un tema così delicato.



