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Plastica in Sardegna: crisi del riciclo e nuove normative europee dal 12 agosto

La Sardegna si trova al centro di una crisi del riciclo della plastica, con So.Ma che blocca i ritiri e l'Europa che introduce nuove regole per ridurre l'uso di plastica.

Plastica in Sardegna: crisi del riciclo e nuove normative europee dal 12 agosto

La Sardegna si trova al centro di una crisi senza precedenti nel settore del riciclo della plastica. Da un lato, l’Isola vanta un sistema di raccolta differenziata che ha raggiunto il 76 per cento di differenziazione, un risultato notevole. Dall’altro, la filiera del riciclo della plastica è in grave difficoltà, minacciata dalla concorrenza della plastica vergine asiatica e dall’assenza di impianti di riciclo locali.

So.Ma blocca i ritiri: accumuli insostenibili e costi elevati

La società So.Ma, incaricata del ritiro degli imballaggi di plastica nel Sud Sardegna ha comunicato alla Regione Sardegna l’interruzione delle attività a partire dal 24 luglio. Il problema principale è l’accumulo di materiale stoccato, che risulta insostenibile e ingombrante. Si tratta del 13,1 per cento dei rifiuti prodotti annualmente nell’Isola, per un totale di 731 mila tonnellate come riportato dall’ultimo rapporto Arpas sui rifiuti.

La situazione è aggravata dall’assenza di impianti di riciclo locali, che costringe l’Isola a esportare i materiali, con costi di trasporto già elevati. Dal 2018 la Cina ha vietato l’importazione di plastica riciclata, privando l’Europa di un importante sbocco commerciale. Nel frattempo, la plastica vergine prodotta in Asia è diventata economicamente più competitiva rispetto a quella riciclata.

Le richieste delle Regioni e le dichiarazioni delle autorità

Le Regioni, tra cui la Sardegna, hanno chiesto interventi urgenti al Governo. L’8 luglio hanno incontrato la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava chiedendo di essere coinvolte nel tavolo ministeriale dedicato alla filiera della plastica e di essere costantemente informate sulle iniziative del Governo. Il confronto è proseguito il 20 e il 24 luglio con i consorzi Corepla e Conai che hanno confermato le criticità e le preoccupazioni.

L’assessora regionale all’Ambiente, Rossana Laconi ha dichiarato: “L’Isola non può subire le conseguenze di dinamiche di mercato che investono l’intero sistema nazionale del riciclo. La nostra condizione di insularità rende ancora più delicata la gestione di queste problematiche e richiede una particolare attenzione da parte dello Stato.”

Gianluca Langiu segretario regionale della Fit Cisl ha sottolineato che “La crisi della plastica deve essere affrontata con urgenza, ma deve anche segnare la fine della politica delle soluzioni tampone.” Langiu ha denunciato la mancanza di impianti di riciclo in Sardegna, affermando che “La Sardegna continua a non disporre di centri adeguati per il riciclo e il riuso dei materiali.”

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio

Una possibile soluzione arriva dall’Unione Europea con il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio 2026/40 noto anche come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). Pubblicato nel entrerà in vigore dal prossimo 12 agosto.

Il regolamento prevede misure per ridurre il consumo di plastica e il consumo di energia e acqua nella filiera. Introduce restrizioni sugli imballaggi monoporzione, consente ai clienti di utilizzare contenitori propri per l’asporto dei cibi, impone di minimizzare peso e volume degli imballaggi e stabilisce quote minime di plastica riciclata nei nuovi imballaggi.

Queste nuove normative rappresentano un passo avanti significativo nella gestione dei rifiuti e potrebbero contribuire a mitigare la crisi del riciclo della plastica in Sardegna e in tutta Europa.

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