Nel cuore di Nuoro al numero 71 di corso Garibaldi, il celebre Caffè Tettamanzi si prepara a riconquistare il suo splendore ottocentesco. Una recente indagine negli archivi comunali ha ribaltato una convinzione radicata: la targa “Caffè Tettamanzi dal 1875” non corrisponde alla realtà storica. I documenti custoditi nella sezione Licenze commerciali attestano infatti che la prima autorizzazione fu rilasciata il 14 maggio 1852 a Antonio Tettamanzi, e non 23 anni dopo.
Licenza del 1852 e le radici di una tradizione
Il 14 maggio 1852, l’ebanista Antonio Tettamanzi ottenne il permesso di aprire a Sa Purissima allora via Majore, un esercizio dedicato a “Caffè e liquori” con annessa sala da biliardo. Il progetto era il coronamento di una precedente attività: il 22 marzo 1845 Tettamanzi aveva già gestito una “Bottega di vino” nel rione di Pera Mura, attuale via Angioy, vicino alla piazzetta Mazzini. Queste prime esperienze commerciali si intrecciano con la sua notevole carriera di ebanista, che lo vide realizzare intagli per la nuova cattedrale di Santa Maria della Neve, diretta dall’architetto Antonio Cano.
Un salotto culturale frequentato da grandi nomi
Nel corso di più di un secolo e mezzo, il Caffè Tettamanzi divenne il punto di ritrovo per intellettuali, poeti e pittori nuoresi. Salvatore Satta scelse le sue eleganti sale, decorate con stucchi raffinati e divani in velluto rosso, per ambientare parte del suo romanzo “Il giorno del giudizio”. Accanto a lui vi era il poeta Sebastiano Satta i pittori Antonio Ballero e Francesco Congiu-Pes. La giovane Grazia Deledda citò il locale nel suo scritto autobiografico “Cosima, quasi Grazia”, rimarcando le porte vetrate, gli specchi e l’atmosfera “meraviglia di Cosima”.
Il viaggio di Antonio Nani e la descrizione del locale
Alla fine dell’estate 1891, il giornalista Antonio Nani arrivò a Nuoro dopo un viaggio di dodici ore, con la tappa obbligata al caffè. Nani rimase colpito dal suo aspetto, paragonandolo ai “caffè veneziani, tutti a specchi, a intagli, e vetri dipinti”. Nei suoi ricordi, il soffitto in legno bianco presentava ghirigori, un rosone di dieci medaglioni ogivali e una scena centrale con Minerva e Cupido, circondati dalle quattro stagioni rappresentate da fanciulle. Le pareti erano adornate da specchi incorniciati da sottili colonnine di legno bianco, mentre i piccoli divani in velluto rosso conferivano al locale un’aria “allegra e piacevole”.
Restauro contemporaneo: la rinascita di un patrimonio
Il valore storico del Caffè Tettamanzi ha spinto la Società Cooperativa Terra Pinta a commissionare un intervento di conservazione affidato alla restauratrice Maria Albai. Al suo arrivo, la struttura appariva avvolta da strati sovrapposti di pittura sintetica: tredici su boiserie, sei su pareti e soffitto, con colla idrosolubile deteriorata sui vetri dipinti. L’intervento, definito “restauro conservativo”, ha rimosso con cautela le ridipinture mediante bisturi, sabbiatura e pulitura chimica, per far ri emergere il colore originale avorio-verde-salvia ideato da Tettamanzi.
Procedura di recupero e futuro dell’ambiente
Sul piano degli elementi decorativi, gli specialisti hanno consolidato i frammenti di vetro con resine epossidiche e inserito fondi colorati sul retro per ricostruire le parti mancanti senza alterare le opere originali. I cinque specchi al mercurio sono stati preservati in loco. Nelle sale adiacenti, il lavoro si concentra sul risanamento strutturale e sulla continuità visiva della boiserie, mantenendo l’atmosfera di un “salotto borghese di fine Ottocento”. L’obiettivo è restituire ai nuoresi un luogo che, oltre a essere un punto di ritrovo, racconti la storia di una città e dei suoi protagonisti.



