Il 12 aprile 2023, una piccola imbarcazione scomparve al largo dell’Isola dell’Asinara, portando con sé Davide Calvia, 33 anni, e il cugino Giovannino Pinna. Il corpo di Calvia fu ritrovato alcuni giorni dopo nelle acque di Lu Bagnu, vicino a Castelsardo, sollevando subito interrogativi sulla dinamica dell’incidente. L’autopsia ha escluso l’annegamento, indicando gravi lesioni craniche e toraciche come causa del decesso. Da quel momento, le indagini si sono concentrate su un possibile atto doloso, con la magistratura che ha ipotizzato un furto della barca a Porto Torres e un successivo affondamento deliberato. L’interesse pubblico è cresciuto, soprattutto per la presenza di un potenziale movente personale emerso durante le prime indagini.
Rinvio dell’apertura del processo
Il 27 maggio scorso la Procura di Sassari ha richiesto il rinvio a giudizio di Pinna per omicidio volontario e falso altrui. Oggi, nella Corte d’assise di Sassari, la giudice Monia Adami ha comunicato il posticipo dell’apertura del processo al 1 dicembre, motivando la decisione con la fase finale della ricomposizione della sezione penale e la possibilità di un nuovo assetto dei giudici togati. La stessa comunicazione ha previsto che, nella prima udienza del dicembre, verrà scelto il perito incaricato di trascrivere le intercettazioni telefoniche raccolte durante le indagini.
Presenza in aula e reazioni dei familiari
Giovannino Pinna si è presentato in aula accompagnato dall’avvocato milanese Niccolò Vecchioni. Il difensore ha mantenuto un atteggiamento riservato, mentre Pinna è uscito dal tribunale a testa bassa, attraversando la folla di parenti e amici della vittima, molti dei quali indossavano magliette con la scritta “Giustizia per Davide”. La scena ha sottolineato il clima di tensione e la forte emotività degli astanti, che hanno assistito al silenzio dell’imputato come un segnale di sfida o di rassegnazione.
Al termine dell’udienza, Nadia Calvia, sorella di Davide, ha rilasciato una dichiarazione accorata, denunciando l’atteggiamento di chi sa e non parla. “Mio fratello non era solo quel giorno e chi era con lui si ostina a non parlare. Non lo fa perché ha qualcosa da nascondere”, ha dichiarato, rimarcando la sua convinzione che la verità sia ancora sepolta. Il suo appello ha aggravato la pressione sull’imputato, chiedendo risposta a una comunità che ha chiesto giustizia fin dal ritrovamento del corpo.
Dettagli sul caso e possibile movente
Secondo il fascicolo della Procura, il caso è arricchito da una serie di elementi che vanno oltre la semplice dinamica del naufragio. Tra le testimonianze programmate vi sono 27 persone, compresi consulenti tecnici, che dovranno confermare le ipotesi di furto della barca e la sua successiva affondamento. Inoltre, è emerso un possibile movente di natura sentimentale: Davide Calvia avrebbe intrapreso una relazione con la compagna di Pinna, mentre, una settimana prima del sinistro, l’imputato avrebbe pronunciato una minacciosa frase alla zia di Calvia – “io prima o poi a tuo figlio lo ammazzo”. Tali elementi stanno alimentando le ipotesi di una vendetta personale dietre al tragico evento.
Le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Marco Palmieri e Cinzia Cossu per la famiglia Calvia, mentre la legale Sara Dettori difende gli interessi del proprietario dell’imbarcazione. Con il nuovo calendario fissato per il 1 dicembre, la fase preliminare del processo includerà la nomina del perito, la presentazione delle prime testimonianze e l’esame delle registrazioni telefoniche. L’attenzione dei media rimane alta, poiché la combinazione di elementi penali, familiari e presumibili motivi passionale rende questo caso uno dei più complessi e seguiti dell’anno nella giurisdizione sarda.



