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Febbre West Nile in Sardegna: allarme e prevenzione dopo i casi nell’Oristanese

Sei casi confermati di febbre West Nile nell'Oristanese, con due decessi. Scopri come proteggerti e cosa sta facendo la comunità scientifica per contrastare il virus

Febbre West Nile in Sardegna: allarme e prevenzione dopo i casi nell’Oristanese

La Sardegna sta affrontando un nuovo focolaio di febbre West Nile, con sei casi confermati nell’Oristanese e due decessi. Il virus, trasmesso dalle zanzare, sta destando preoccupazione tra la popolazione e le autorità sanitarie.

Il professor Giovanni Sotgiu, infettivologo dell’Università di Sassari, invita alla prudenza senza allarmismi, sottolineando l’importanza di un monitoraggio costante dei casi e della loro diffusione.

I casi confermati e le misure adottate

Dall’inizio dell’anno, l’Isola ha registrato sei casi di febbre West Nile, tutti concentrati nell’Oristanese. Il primo caso è stato accertato a maggio e ha riguardato una persona ultrasessantenne. Il secondo ha coinvolto un ultranovantenne, poi deceduto. Il terzo caso, relativo a un altro ultrasessantenne, si è concluso con le dimissioni dall’ospedale, mentre un ultraottantacinquenne è ancora ricoverato al San Martino di Oristano. Oggi, l’ospedale ha registrato il quinto e sesto ricovero su due uomini, uno dei quali è già stato dimesso in buone condizioni.

Il virus è stato rilevato anche in alcune zanzare prelevate a Cagliari, all’Orto botanico e al Cimitero di San Michele. Il Centro antinsetti della Città metropolitana di Cagliari ha già programmato la disinfestazione delle aree interessate.

La febbre West Nile: sintomi e prevenzione

La febbre West Nile, o West Nile Disease (WND), è monitorata a livello nazionale dall’Istituto superiore di sanità e dall’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise (IZS-AM), in collaborazione con il ministero della Salute. L’ultimo report del 2026, diffuso giovedì, ha registrato 141 infezioni su 50 province in Italia.

Tra le persone colpite, 27 sono asintomatiche, 50 hanno manifestato febbre e dolori, mentre 64 hanno sviluppato la forma neuro-invasiva, con encefaliti e meningiti, soprattutto tra gli anziani con patologie preesistenti. Sei sono le persone morte a causa del virus.

La maggior parte delle infezioni non causa sintomi; alcuni casi emergono con la donazione di sangue su cui vengono eseguite analisi specifiche. Il venti per cento dei contagiati lamenta febbre e dolori articolari e muscolari, solo uno su cento sviluppa la forma neuro-invasiva. A seguito di diagnosi viene eseguita l’indagine epidemiologica ed interventi ambientali da parte dell’azienda sanitaria locale.

Non esistono oggi vaccini per prevenire il contagio, e i farmaci curano i sintomi quali febbre e dolori, salvo nei casi più gravi in cui è necessario il ricovero in ospedale. La prevenzione,

Consigli per proteggersi

Il professor Sotgiu consiglia di proteggersi, come individui e come collettività, evitando di esporsi nelle ore serali e usando preferibilmente abiti con maniche e pantaloni lunghi di colore chiaro. È importante eliminare i ristagni d’acqua nelle aree verdi e negli spazi pubblici e privati, bonificare i terreni e proteggere le case con zanzariere. Anche i profumi possono richiamare le zanzare, così come il consumo di alcol.

Conoscere i posti in cui si viaggia è fondamentale: ci sono paesi in cui il contagio è più facile. I cittadini sono invitati a collaborare con le istituzioni per limitare la proliferazione delle zanzare e proteggere la salute di tutti.

Il legame tra cambiamento climatico e malattie infettive

Il professor Sotgiu, membro del Consiglio Superiore di Sanità, sottolinea il legame tra l’aumento di malattie infettive e cambiamento climatico. Il concetto di One Health, la salute unica di uomo, animali ed ambiente, ha sostituito quello di salute individuale umana.

Le trasformazioni dell’ambiente favoriscono la diffusione e proliferazione dei vettori e la nascita di focolai epidemici in zone dove prima non esistevano. La comunità scientifica parla degli effetti del cambiamento climatico sulla diffusione di microrganismi, purtroppo incontriamo troppa resistenza ad accettarlo da parte della popolazione.

Se non invertiamo la rotta vedremo conseguenze sempre peggiori sulla nostra salute. Le ondate di calore e i fenomeni climatici estremi possono rendere la malattia più aggressiva e potenzialmente mortale.

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