Nel contesto globale delle cosiddette Blue zone la Sardegna e Okinawa emergono come due poli di longevità. Entrambe le regioni hanno ospitato il Simposio internazionale su longevità e benessere organizzato dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone, per analizzare le radici di una vita lunga e in salute.
Dati demografici e marcatori genetici
Al 1° gennaio 2026 la Sardegna registra 737 centenari (608 donne, 129 uomini). Nei settori montani dell’Ogliastra e della Barbagia – recentemente integrati con Arzachena in Gallura e Bolotana nel Marghine – si contano oltre 30-40 centenari per 100.000 abitanti con un sorprendente rapporto uomo-donna quasi pari (1:1).
Al contrario, l’arcipelago di Okinawa conta più di 1.200 centenari corrispondenti a circa 68 individui per 100.000 abitanti. Qui il 85-88% dei centenari è di sesso femminile. I dati del Ministero della Salute giapponese di settembre 2026 indicano che l’intero Paese ha superato la soglia dei 107.677 centenari con Okinawa in crescita costante di aspettativa di vita.
Isolamento genetico e marcatori specifici
In entrambe le aree l’isolamento geografico ha favorito la fissazione di varianti genetiche. In Sardegna è frequente il marcatore M26 associato a una maggiore durata della vita, ma gli esperti concordano che la genetica spiega solo il 20-25% della longevità; il resto dipende dallo stile di vita.
Alimentazione, movimento e strutture sociali
Le diete sarde e okinawane condividono una natura frugale e ricca di vegetali. I sardi consumano cereali integrali, legumi, verdure e, occasionalmente, piatti tradizionali come le seadas. Gli abitanti di Okinawa prediligono pesce, alghe e tè verde. Entrambe le tradizioni limitano il consumo di zuccheri raffinati e grassi animali.
Il movimento quotidiano è integrato nella vita di campagna: pastorizia, giardinaggio, camminate di 20 km al giorno nella zona di Bolotana, o l’attività fisica leggera dei centenari di Okinawa. L’assenza di ritmi frenetici contribuisce a contenere lo stress cronico.
La dimensione sociale è altrettanto cruciale. In Sardegna la famiglia allargata protegge i nonni; la permanenza in una casa di cura è percepita come un disonore. Gli anziani partecipano a conversazioni quotidiane nelle piazze, mantenendo vive le relazioni intergenerazionali. A Okinawa, il concetto di Moai garantisce sostegno emotivo e finanziario: gruppi di amici che si riuniscono regolarmente riducono i livelli di cortisol l’ormone dello stress.
Il simposio di Tokyo: scambi scientifici e opportunità commerciali
Il convegno, intitolato “Longevità – il modello italiano e sardo nel dialogo globale”, ha articolato quattro panel: genetica e neuroscienze, nutrizione e microbiota, legami sociali, movimento e biologia cellulare. Tra i relatori spiccano Valter Longo (Longevity Institute, USC), María Blasco (ex direttrice del CNIO di Madrid), Bradley Willcox (responsabile dell’Okinawa Centenarian Study) e Héctor García (co-autore di “Ikigai”).
Longo ha ribadito che alimentazione, movimento e relazioni costituiscono la triade fondamentale per una vita lunga e sana. La Regione Sardegna ha presentato una delegazione di imprese agroalimentari, avviando incontri B2B con importatori giapponesi per trasformare il modello sardo in opportunità di mercato.
La giornata aperta al pubblico ha offerto degustazioni di olio extravergine d’oliva, cooking show e interventi di esperti dell’Institute of Gerontology dell’Università di Tokyo, del progetto “locabo” di Satoru Yamada e del triatleta novantenne Hiromu Inada. L’evento è stato patrocinato dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo e dalla città di Shibuya.
Bolotana: una nuova Blue zone emergente
Recenti ricerche pubblicate su Frontiers in Aging hanno evidenziato che a Bolotana, piccolo comune del Marghine, il 13,8% delle donne che hanno superato i 70 anni vive fino a 100 anni, cifra ben oltre il 3,5% medio nazionale. Analizzando la coorte nata tra il 1900 e il 1925, i ricercatori hanno identificato 38 centenari, un tasso del 57% superiore alla media italiana. Nel 2025, su 2.266 abitanti, erano 12 centenari, di cui ancora viventi ne sono 6, tutte donne.
Secondo il sindaco Francesco Manconi, il “mix” vincente comprende una dieta ricca di cereali e verdure, l’uso moderato di piatti tradizionali (seadas, mustazzolus), la natura incontaminata e la pratica quotidiana di camminate lunghe. Il coordinatore della ricerca, Giovanni Mario Pes, sottolinea l’importanza della socialità le signore centenarie trascorrono ore a chiacchierare, mantenendo così una rete di supporto emotivo.
Questi dati rafforzano l’idea che la longevità non sia solo una questione genetica, ma dipenda soprattutto da stili di vita sostenibili e da una struttura sociale che valorizzi gli anziani.



