Venerdì 16 ottobre si è acceso un vero e proprio fermento nazionale: al centro della scena nazionale un sciopero scolastico che ha coinvolto sia gli alunni sia il personale docente. A Roma, Torino, Milano, Genova, Treviso, Verona e numerose altre città le strade si sono riempite di manifestanti determinati a far sentire la propria voce su temi che vanno dal salario dei docenti alle condizioni degli edifici scolastici.
Il clima è stato definito dal governo come “non violento”, ma le immagini trasmesse dalle reti mostrano petardi, lanci di oggetti e anche alcune incursioni di minori in edifici pubblici. Le forze dell’ordine, dotate di equipaggiamento anti-sommossa, hanno dovuto intervenire in più occasioni, registrando arresti e identificazioni, soprattutto a Genova e Torino, dove tre manifestanti minorenni sono finiti in carcere e altre cinquanta persone sono state identificate.
Studenti in piazza: dalle grandi capitali ai centri minori
Il corteo di Roma, denominato “No Meloni Day”, ha avuto luogo lungo viale Trastevere davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove sono esplosi petardi e bombe di carta. A Torino, alcune centinaia di giovani hanno lanciato sassi e torce contro la polizia, provocando l’uso di lacrimogeni e idranti. Milano ha vissuto un episodio più pacifico, con il gruppo di manifestanti che ha occupato l’ex obitorio, un edificio vuoto ora simbolo della protesta.
Arresti a Genova e Torino
Le autorità di Genova hanno segnalato tre minorenni trattenuti per lanci di oggetti, mentre a Torino le forze dell’ordine hanno identificato cinquanta partecipanti, tra cui tre arresti formali. A Treviso, alcuni studenti hanno persino abbandonato le finestre degli istituti per unirsi ai cortei, mentre a Verona sono stati incendiati cassonetti della spazzatura, segno di una tensione che supera il mero gesto di protesta verbale.
Le proteste dei docenti: Terralba, Oristano e le richieste salariali
Parallelamente alle dimostrazioni studentesche, gli insegnanti hanno dato vita a una mobilitazione altrettanto decisa. A Terralba, i docenti delle scuole medie hanno sospeso tutte le attività extracurricolari, limitando il loro operato a quelle previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e chiedendo un adeguamento salariale all’Europa. Hanno sottolineato il peso delle responsabilità civili e penali, come la vigilanza h24 durante le gite scolastiche, svolte spesso senza un compenso adeguato.
In provincia di Oristano, gli studenti hanno già iniziato un mini-sciopero, ma la maggior parte ha rimandato la partecipazione al grande sciopero nazionale previsto per il 30 ottobre. I docenti di Terralba hanno inoltre richiesto una tutela legale gratuita per difendersi dalle azioni giudiziarie delle famiglie e l’istituzione di un buono pasto per i rientri pomeridiani, oltre alla possibilità di utilizzare la Carta del Docente per l’acquisto di strumenti essenziali come smartphone e stampanti.
Reazioni istituzionali e dichiarazioni politiche
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato gli avvenimenti a Bruxelles durante il Consiglio europeo, definendo le manifestazioni “un fatto bello” ma sottolineando la necessità di distinguere tra legittima protesta e violenza. Ha rimarcato che “le bombe di carta e gli attacchi alle forze dell’ordine non sono accettabili” e ha chiesto chiarezza su quello che considera un comportamento legittimo nella democrazia.
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha definito gli atti di lanci di petardi e bombe di carta “un’aggressione alle istituzioni” e “teppismo politico”. Nonostante queste condanne, la pressione pubblica sembra crescente: le richieste di una retribuzione più equa, di maggiori risorse per le scuole e di una revisione delle norme sull’ingresso di studenti stranieri nelle classi stanno guadagnando visibilità nazionale.



