Le imprese della Sardegna si trovano al centro di una tempesta economica: il costo del carburante è in continua crescita e le nuove imposizioni legate all’Emission Trading System (ETS) hanno fatto lievitare i costi di trasporto di quasi la metà. A fissare il quadro di emergenza è stata la Confindustria Sardegna, che ha evidenziato come questi oneri stiano minacciando la sopravvivenza di intere filiere produttive dell’isola.
Incremento dei costi di trasporto: il dato del 48%
Secondo le stime dell’associazione, la somma dei rincari del diesel e delle spese derivanti dal sistema ETS ha superato il 48% rispetto ai livelli pre-crisi. Questo balzo di prezzo incide direttamente sui noli marittimi e, di conseguenza, sui prezzi finali dei prodotti. I settori più esposti al rialzo sono l’agroalimentare, il lapideo, la logistica, la manifattura e le filiere connesse, tutti dipendenti da collegamenti via mare per approvvigionamento e per l’export.
Il peso dell’Emission Trading System sul settore marittimo
Il ETS marittimo ha generato spese superiori a 150 milioni di euro all’anno per le aziende sarde negli ultimi tre anni. Confindustria Sardegna sostiene che questi costi vengono trasferiti ai clienti finali attraverso tariffe di trasporto più elevate, penalizzando la competitività dell’isola rispetto al resto d’Italia e dell’Europa. Durante un’audizione alla Camera il 14 ottobre, anche Confcommercio ha chiesto l’esclusione strutturale delle rotte insulari dal regime ETS, sottolineando che le tasse sul carburante e le quote di emissione rappresentano più della metà del prezzo dei biglietti di trasporto.
Le dichiarazioni dei dirigenti confederali
Alberto Cellino e Andrea Porcu, presidente e direttore generale di Confindustria Sardegna, hanno avvertito che il rischio concreto è quello di vedere svanire la competitività di interi comparti produttivi, con ripercussioni «gravissime sul piano occupazionale e sociale». Hanno aggiunto che le imprese locali non possono più sostenere costi di trasporto superiori a quelli dei concorrenti del resto d’Italia e d’Europa, altrimenti saranno costrette a chiudere o a trasferirsi altrove.
Risposte istituzionali: misure nazionali e regionali
Il governo ha provveduto a varare una serie di interventi per attenuare l’impatto sui trasportatori: 45,2 milioni di euro di credito d’imposta sul diesel per il periodo marzo-agosto, altri 60 milioni per le spese sostenute dal 1 settembre al 5 ottobre e la possibilità di sospendere i canoni di leasing dei veicoli fino a marzo 2027. Parallelamente, la Regione Sardegna ha destinato 60 milioni di euro nella più recente variazione di bilancio. Di questi, 50 milioni sono indirizzati ai settori più colpiti – autotrasporto, mare e agricoltura – con una quota di 25 milioni specificamente riservata all’agricoltura, mentre 10 milioni mirano a compensare l’onere del carburante aereo per garantire la continuità territoriale.
Il ruolo del comparto lapideo e le richieste di Confindustria
Confindustria ha riconosciuto l’attenzione riservata al settore estrattivo e lapideo da parte dell’assessorato all’Industria regionale, che ha già annunciato uno strumento compensativo per il 2026. Tuttavia, l’associazione sollecita l’attivazione rapida degli aiuti destinati a agroalimentare, trasporti e manifattura, usando le risorse previste nella manovra di integrazione al bilancio di agosto scorso. Il messaggio è chiaro: è necessaria una risposta coordinata a livello regionale, nazionale ed europeo, capace di andare oltre i contributi temporanei e di tutelare la continuità logistica dell’isola.
Se la pressione sui costi non verrà mitigata, la prospettiva più plausibile è una perdita di competitività irreversibile, con conseguenze su occupazione, investimenti e capitale umano. In questo scenario, l’isolamento geografico della Sardegna potrebbe trasformarsi da sfida a ostacolo permanente per la crescita economica dell’intero Mezzogiorno.



