Nel cuore della Sardegna, il Monte Ortobene si trova di fronte a una sfida ecologica senza precedenti. L’ailanto una pianta invasiva e orticante sta mettendo a rischio l’equilibrio naturale di questo polmone verde unico. Le sue radici rilasciano una sostanza tossica che inibisce la crescita delle piante autoctone, come i lecci e le querce minacciando la biodiversità del territorio.
La situazione è particolarmente critica a Nuoro dove l’ailanto ha trovato terreno fertile per proliferare. Nonostante l’allarme lanciato da anni, le autorità preposte alla gestione del verde pubblico non hanno ancora intrapreso azioni concrete per contrastare questa invasione. Tuttavia, grazie all’impegno del Comitato Monte Ortobene Ultima Spiaggia il problema è stato parzialmente circoscritto, anche se non ancora debellato.
Il ruolo del Comitato Monte Ortobene Ultima Spiaggia
Il Comitato ha svolto un lavoro certosino per contenere la diffusione dell’ailanto. Negli ultimi anni, i volontari sono riusciti a eradicare completamente gli esemplari che circondavano la storica chiesetta di Nostra Signora del Monte Nero. Attualmente, sono impegnati a isolare altre tre aree critiche dove la pianta sta tentando di proliferare, minacciando seriamente le specie autoctone.
Il coinvolgimento attivo dei cittadini è diventato essenziale per estirpare la pianta infestante anche dai muri e dai giardini privati della città. Ogni contributo, per quanto piccolo, può fare la differenza in questa battaglia ecologica.
L’intervento di Forestas e del Comune di Nuoro
Per vincere questa sfida, è fondamentale che l’impegno del Comitato sia affiancato da un intervento più strutturato ed esperto. A tal proposito, nel mese di settembre è previsto un incontro ufficiale con il dirigente di Forestas e i rappresentanti del Comune di Nuoro. L’obiettivo è pianificare un intervento tempestivo e risolutivo per preservare e difendere questo prezioso ecosistema.
Il Monte Ortobene è considerato un polmone verde unico in tutta la Sardegna, e la sua salvaguardia è una priorità assoluta. La collaborazione tra cittadini, volontari e istituzioni sarà decisiva per garantire un futuro alla flora autoctona e all’intero ecosistema del monte.



