Il Arenas – Mediterranean Jazz Lab prenderà vita a Quartu Sant’Elena a partire da martedì 20 ottobre, delineando cinque giornate intense di apprendimento, sperimentazione e performance. L’iniziativa, curata dal chitarrista e compositore Bebo Ferra, si propone come punto d’incontro per musicisti e appassionati, offrendo un percorso che va ben oltre la tradizionale lezione di strumento.
Ospitato nell’Oratorio Ferrini (via Eligio Porcu 110) e diffuso anche nei locali del Centro Commerciale Naturale e del The Old Tipsy, il laboratorio intende coniugare lo studio tecnico con la pratica collettiva, creando uno spazio dove il jazz dialoga direttamente con le radici musicali del Mediterraneo.
Il concetto alla base di Arenas: incontro tra jazz e cultura mediterranea
Secondo le parole di Bebo Ferra, il jazz e le tradizioni mediterranee condividono la stessa DNA: la capacità di accogliere influenze diverse e trasformarle in un nuovo linguaggio. Il nome arenas, che in sardo significa “sabbia”, è stato scelto per simboleggiare un terreno mutevole, capace di modellarsi sotto il passo di culture differenti. Non si tratta quindi di un semplice seminario di jazz, ma di un laboratorio di contaminazione, dove gli studenti analizzano e sperimentano suoni provenienti da Italia, Spagna, Nord Africa e oltre.
Un corpo docente di fama internazionale
Il progetto riunisce sei musicisti di comprovata esperienza internazionale. Alla chitarra troviamo Roberto Taufic, nato in Honduras, di origine palestinese e formatosi in Brasile, la cui carriera ha toccato la scena del jazz brasiliano e collaborazioni con Ivan Lins e Enrico Rava. Al contrabbasso e violoncello Salvatore Maiore, sardo diplomato al Conservatorio di Cagliari, è noto per aver inserito il violoncello nel contesto del jazz. La voce è affidata a Daniela Spalletta, cantautrice siciliana laureata al Berklee di Valencia e finalista al Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition.
Il sax di Fabrizio Cassol, belga attivo nella ricerca di suoni africani e nella direzione artistica dell’Orchestre des Jeunes de la Méditerranée, arricchisce il laboratorio di prospettive extraeuropee. Diogo Q. Alexandre porta la batteria, mentre Noé Clerc chiude il cerchio con la fisarmonica, strumento tipico delle tradizioni folk mediterranee. La sinergia di questi sei docenti garantisce un’offerta formativa che spazia dal jazz più tradizionale all’improvvisazione più sperimentale.
Programma: lezioni, jam session e concerti
Le giornate si suddivideranno in tre momenti distinti. Al mattino e nel primo pomeriggio si svolgeranno lezioni frontali e workshop dedicati allo studio individuale dell’instrumento, alla teoria dell’improvvisazione e all’analisi di repertori mediterranei. Nel pomeriggio, gli spazi del Centro Commerciale Naturale diventeranno palco per jam session aperte a tutti i partecipanti, favorendo l’interazione tra musicisti di background diversi.
Le serate saranno curate dal The Old Tipsy (via G. D’Annunzio 14), dove concerti di alta qualità accompagneranno l’andamento del laboratorio. Il concerto inaugurale, anticipato al 20 ottobre, vedrà sul palco Daniela Spalletta, Roberto Taufic e la cantante sarda Francesca Corrias. La programmazione continuerà fino al 24 ottobre, culminando in un concerto finale eseguito dagli allievi, che presenterà le composizioni e le improvvisazioni nate durante le lezioni.
Omaggio a Francesco Sotgiu e continuità artistica
Il nome del progetto è dedicato a Francesco Sotgiu, batterista, polistrumentista e compositore sardo che ha attraversato il jazz, la sperimentazione e la ricerca sulla musica popolare della sua isola. Sotgiu ha collaborato con leggende come Kenny Wheeler, Enrico Rava e Paolo Fresu, e ha condiviso l’esperienza del progetto Internòs con Bebo Ferra e Paolo Fresu. Il suo spirito di esplorazione è il filo conduttore che lega il lab alla tradizione sarda e al più ampio panorama mediterraneo.
In conclusione, Arenas – Mediterranean Jazz Lab rappresenta una rara opportunità di scambio culturale e di approfondimento tecnico per musicisti di ogni livello. L’evento, che si svolge in una cornice urbana e naturale, promette di lasciare un’impronta duratura nella scena jazzistica della Sardegna, contribuendo a una più ampia conversazione tra le diverse voci musicali del Mediterraneo.



