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Pronto soccorso Santo Stefano: criticità strutturali e ritardi nell’ampliamento

Il pronto soccorso dell'ospedale Santo Stefano di Prato è in grave difficoltà a causa della carenza di spazi e dei ritardi nei lavori di ampliamento

Pronto soccorso Santo Stefano: criticità strutturali e ritardi nell’ampliamento

L’ospedale Santo Stefano di Prato si trova ad affrontare una situazione critica, con il pronto soccorso sotto pressione a causa della carenza di spazi e dei ritardi nei lavori di ampliamento. La deputata di Forza Italia Erica Mazzetti ha effettuato un sopralluogo per verificare la situazione e ha sollevato preoccupazioni riguardo alla gestione delle emergenze.

La nuova palazzina, che avrebbe dovuto alleviare le pressioni sul pronto soccorso, è ancora in fase di completamento, con il cantiere non ancora chiuso e i collaudi in ritardo. Questo ritardo rischia di trasformare un intervento strutturale in una soluzione temporanea.

Criticità del pronto soccorso

Il pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano è il punto più critico del presidio. Nonostante la presenza di personale eccellente e disponibile, la struttura è sotto pressione a causa della carenza di spazio. Ogni giorno, il pronto soccorso gestisce almeno 7 codici rossi il numero più alto in Toscana dopo Careggi.

La mancanza di spazi adeguati ha portato alla creazione di 30 posti di fortuna che, ormai, sono diventati stabili. I pazienti sono costretti a sostare in queste aree per giorni, senza alcuna riservatezza. Inoltre, ci sono criticità logistiche e di sicurezza, come la collocazione della stanza per la decontaminazione polivalente, utilizzata anche per i detenuti, a ridosso della zona rossa.

Problemi di sicurezza

La stanza per la decontaminazione polivalente, utilizzata anche per i detenuti, è collocata a ridosso della zona rossa e ha uscite direttamente verso l’esterno. Questo rappresenta un rischio per la sicurezza sia dei pazienti che del personale sanitario. L’ospedale è un punto sensibile e richiede un presidio h24.

Ritardi nei lavori di ampliamento

La nuova palazzina, che avrebbe dovuto essere completata entro la fine dell’anno, rischia di non essere sufficiente a risolvere i problemi strutturali del pronto soccorso. I tempi lunghissimi per la consegna hanno trasformato l’intervento in una soluzione emergenziale piuttosto che strutturale. Attualmente, il cantiere non è chiuso e i collaudi non sono stati completati, posticipando il trasloco dei reparti.

Sul tavolo c’è uno studio preliminare per un intervento complanare al blocco dell’emergenza, nell’area oggi occupata dalla psichiatria e dall’area trasfusionale. Questo intervento consentirebbe di recuperare circa 1.500 metri quadrati destinati al pronto soccorso e agli spazi di assistenza. Il progetto di massima prevede un investimento di circa 10 milioni di euro.

Erica Mazzetti ha annunciato che chiederà al capogruppo di Forza Italia Marco Stella di presentare un’interrogazione per conoscere lo stato dell’iter del progetto e chiederne il finanziamento con la prossima legge di bilancio.

Aumento di pazienti in agitazione psicomotoria

Non solo a Prato, ma in tutta Italia, i pronto soccorso stanno affrontando un aumento significativo di pazienti in agitazione psicomotoria. Il consigliere regionale del Pd Antonio Mastrovincenzo ha sollevato preoccupazioni riguardo alla gestione di questi casi, sottolineando la necessità di interventi urgenti sulla prevenzione.

Negli ultimi anni, il numero di accessi nei pronto soccorso delle Marche da parte di persone in stato di agitazione psicomotoria è aumentato costantemente. Si è passati dai 2.849 del 2023 ai 3.292 del 2024, fino ai 3.554 del 2025. Nei primi sei mesi del 2026, gli ingressi sono stati 1.776.

Gli aumenti più significativi si sono verificati all’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, dove gli accessi sono passati da 827 a 1.149 all’Ospedale di Macerata, da 116 a 218 e in quello di Fano, da 54 a 122.

L’affollamento, i tempi di attesa prolungati, la carenza di operatori sanitari specializzati e l’assenza di percorsi di triage differenziati specifici rendono i pronto soccorso ambienti inadeguati a rispondere ai bisogni complessi e delicati della salute mentale. Questa condizione rischia di creare situazioni di grande criticità per i malati, per gli altri pazienti e per il personale sanitario.

Il ricorso ai pronto soccorso è spesso l’unica alternativa rimasta per le famiglie e per i pazienti a causa di una cronica mancanza di risorse dedicate, di personale e di reperibilità di Centri di Salute Mentale sul territorio. Nelle Marche, la carenza organica di psichiatri, psicologi ed educatori professionali crea un sovraccarico di lavoro sui servizi pubblici, allungando le liste di attesa per la presa in carico iniziale e riducendo la capacità di effettuare interventi domiciliari integrati.

In una regione come le Marche, dove oltre 50.000 persone (il 5% degli adulti) riferiscono sintomi depressivi e di queste circa 30.000 soffrono di depressione, è necessario intervenire aumentando massicciamente le risorse dedicate, implementando gli organici e potenziando i servizi territoriali.

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