Da questa mattina, 12 agosto, la Sardegna ha un nuovo alleato nella gestione dell’emergenza plastica. Le nuove aree di stoccaggio temporaneo a Macchiareddu, individuate da CACIP e Tecnocasic, sono finalmente operative. Un passo fondamentale per alleggerire la pressione sulla filiera della raccolta degli imballaggi in plastica nell’Isola.
La situazione era diventata critica, con i Comuni in difficoltà per la gestione dei quantitativi accumulati. Oggi, però, si apre una nuova fase. SO.MA. Ricicla ha iniziato il trasferimento delle eccedenze verso i nuovi spazi, liberando così capacità di stoccaggio e permettendo una ripresa graduale dei conferimenti dai Comuni.
Nuove aree di stoccaggio: come funziona il sistema
Le nuove aree di stoccaggio a Macchiareddu offrono una capacità immediata di circa 1.000 tonnellate. Un primo passo, ma non l’unico. È già in corso l’iter autorizzativo per un ulteriore spazio di stoccaggio, stimato in migliaia di tonnellate che potrebbe diventare operativo nei primi giorni di settembre.
Il sistema è stato progettato per essere graduale. I Comuni non conferiranno direttamente presso Tecnocasic, ma riprenderanno a utilizzare SO.MA. Ricicla man mano che il trasferimento delle eccedenze libererà spazio. Un processo che richiede tempo e coordinamento, ma che rappresenta una soluzione concreta per la gestione dell’emergenza.
Il ruolo di COREPLA e i flussi in uscita
Un segnale positivo arriva dai flussi in uscita. COREPLA ha disposto l’assegnazione di materiali ai centri di selezione situati nel continente, consentendo il trasferimento di circa 600 tonnellate di imballaggi in plastica fuori dalla Sardegna. Una mossa che libera capacità di stoccaggio e alleggerisce la pressione sui conferitori regionali.
Tuttavia, come sottolinea l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi questo intervento non è sufficiente a garantire la stabilità del sistema. La durata effettiva delle nuove aree di stoccaggio dipenderà soprattutto dalla regolarità dei flussi in uscita. Senza un calendario continuativo di ritiri, con volumi e destinazioni adeguati, non è possibile effettuare previsioni attendibili sulla durata degli spazi disponibili.
La crisi nazionale e il ruolo della Sardegna
La crisi non nasce in Sardegna, ma è legata alla situazione della filiera nazionale del riciclo degli imballaggi in plastica. Da mesi, il mercato dei materiali riciclati è in contrazione e i flussi verso gli impianti di recupero sono rallentati. Una situazione che ha colpito l’intero Paese, ma che in Sardegna si è manifestata con particolare intensità.
L’insularità dell’Isola aggrava ulteriormente la situazione, limitando la possibilità di utilizzare rapidamente impianti alternativi e aumentando tempi e costi di trasporto. La Regione ha rappresentato la gravità della situazione al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, chiedendo una regia nazionale e misure in grado di evitare che costi e conseguenze dell’emergenza ricadano sui Comuni e sui cittadini.
“L’emergenza non è rientrata”, conclude Laconi. “Lo sarà soltanto quando saranno ripristinati flussi in uscita regolari, continuativi e adeguati. Finché il Governo non porrà rimedio alle criticità della filiera nazionale e COREPLA non garantirà una programmazione certa dei ritiri, il problema non soltanto resterà aperto, ma rischierà di aggravarsi.”
Le nuove aree di Macchiareddu e il trasferimento delle prime 600 tonnellate verso il continente consentono di recuperare un margine operativo, ma la soluzione strutturale resta legata alla capacità della filiera nazionale di garantire continuità nei ritiri.



